L’essere in quanto sostanza è ciò che resta

Proseguendo il discorso su quanto si è già detto, si può pertanto concludere che mentre l’essenza o sostanza, come destinazione finale, degli enti materiali risiede nel loro valore strumentale, o uso; per l’essere umano al contrario, proprio come per i valori morali, essa consiste in re ipsa: nell’uomo inteso in qualità di persona, unità inscindibile di anima e corpo, di forma e materia per Aristotele; nei valori morali, che sono premio a se stessi, per Maritain. (more…)

30 settembre 2009

Ieri in classe spiegavo il concetto di sostanza in Aristotele: sostanza è sinolo (unità inscindibile) di materia e forma, potenza e atto. I ragazzi mi guardavano senza capire. Soprattutto facevano fatica a comprendere l’idea di mutamento, di divenire, dalla potenza all’atto, dalla materia alla forma, che Aristotele individua con il termine di entelechìa, per immaginare la destinazione finale dell’ente, la sua perfettibilità. (more…)

Pietro Calamandrei e la scuola pubblica

Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950 

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. (more…)

Scuola: vietato fare politica

Nelle ultime disposizioni dettate per l’avvio dell’anno scolastico 2009-2010 la Gelmini ha consigliato ai docenti di non fare politica a scuola, ma di limitarsi ad insegnare; chi proprio non può fare a meno di dichiarare la personale ideologia, abbandoni tranquillamente la cattedra. Mi permetto di contraddire il ministro della Pubblica Istruzione sostenendo che l’insegnamento è, in quanto tale, una missione politica. Perché ogni agire dell’uomo è politico. Ce lo ricorda Aristotele, il grande filosofo greco dell’antichità classica. Nel momento stesso in cui il docente si impegna ad educare formando già sta impostando il suo lavoro in modo "politico". (more…)

Antonio Vigilante e La barchetta di Virginia

Manifesto per una scuola improbabile

La realtà della scuola necessiterebbe, oggi più che mai, di spiriti critici, capaci di rompere con il passato che domina incontrastato nelle nostre istituzioni. Vivi interlocutori della verità problematica e sofferta, che vuol dire ricerca, dialogo, interrelazione, incontro, cammino da fare insieme. Senza nascondersi le insidie, le difficoltà, gli inganni, la menzogna sempre in agguato. Mentori virili di nuovi orizzonti. Navigatori accorti dell’ignoto. Non per ridimensionare e sminuire il buono che ancora c’è nella realtà educativa scolastica, ma con il preciso intento di aprire nuove strade alla conoscenza e alla formazione. Senza divenire preda di un troppo facile autocompiacimento. Un coraggioso impenitente, acuto osservatore dello stato dell’arte è Antonio Vigilante, che nel suo Manifesto per una scuola improbabile(1)  compie un’analisi spietata e disincantata della situazione formativa contemporanea, confessandosi con semplicità al lettore, prima in quanto studente, poi come professore liceale. «Si discute su cosa insegnare, un po’ meno su come farlo; per nulla su dove farlo. Eppure questa sarebbe l’unica vera riforma della scuola. Una riforma strutturale(2)» . Le scuole sono luoghi di formazione per eccellenza. Non sfugge però all’occhio che sono brutte. Edificate male, senza criteri antisismici, e prive delle più elementari norme di sicurezza. Tanto che insegnare ed imparare, stare a scuola, ormai diviene paradossalmente un mettere seriamente a repentaglio la propria vita. Poi, ma non meno secondariamente, le nostre scuole sono anche esteticamente brutte, costruite con scomodissime e niente affatto salutari sedute, in ambienti squallidi e indecorosi, provvisti di arredi antiquati, sempre uguali da troppo tempo. Con colori smorti, che fanno assimilare gli edifici scolastici più ad ospedali e carceri che a luoghi di gioia e di crescita della persona umana. E tutto questo, accade evidentemente perché l’educazione non è sentita più, ormai, come una nobile scienza formativa, quanto piuttosto come un’imposizione eteronoma all’uomo. La prima evidenza che emerge dalla lettura de La barchetta di Virginia è, difatti, proprio la disillusione dell’autore nei confronti della pedagogia, scienza tanto venerata nel passato, quanto oggi brutalmente umiliata dalla realtà educativa dominante, «Non sono più un grande ammiratore della pedagogia. In questi anni l’ho vista offesa troppe volte. Qualcosa mi è rimasto, però, dell’antica fede. Due o tre massime […] La prima è un verso di Danilo Dolci. “Ciascuno cresce solo se sognato”. La seconda è di tanti e di nessuno. Dice, più o meno: la bellezza educa(3)» . (more…)

Verità e prospettiva

«Abbiamo il dovere di presentire il nuovo: abbiamo anche la forza di affermarlo! Nulla richiede tanta purezza e energia come questa missione. Perché il vecchio si abbarbica dentro di noi con i suoi innumerevoli privilegi di costume, autorità, di realtà determinata e completa. Le nostre anime, come vergini sagge, han da vegliare con le lampade accese, e in attesa di eventi imminenti… Il vecchio potremo incontrarlo ovunque; nei libri, nei costumi, nelle parole, nei volti della gente. Però il nuovo che viene verso la vita, lo potremo scrutare soltanto se piegheremo puramente e fedelmente l’attenzione verso i rumori del nostro cuore».

Josè Ortega Y Gasset, Saggi di filosofia e di vita

Saggi di filosofia e di vita

 
«Vi sono punti di altissimo silenzio, che non è affatto un assoluto silenzio. Quando ogni cosa tace intorno completamente, il vuoto di suono che rimane, chiede di essere riempito da qualcosa; e allora sentiamo il battito del nostro cuore, i palpiti del sangue nelle nostre tempie, il fremer dell’aria che invade i nostri polmoni e tosto ne sfugge affannosa. Tutto questo è inquietante, perché ha un significato troppo concreto. Ogni battito del nostro cuore sembra che sia l’ultimo. Il nuovo palpito salvatore che sopraggiunge, sembra sempre un caso, e non garantisce quello successivo. Per questo è preferibile un silenzio in cui risuonino suoni puramente decorativi, di riferimento concreto. Così è questo luogo. Vi sono chiare acque correnti che vanno rumoreggiando lungamente, e vi sono dentro il verde uccelletti che cantano, verdoni, fringuelli, rigogoli, e qualche sublime usignuolo».
 
Josè Ortega Y Gasset, Meditazione preliminare

L’educazione della persona secondo Maritain

 L’Educazione della persona[1] è un volume che raccoglie gli scritti di interesse pedagogico del Maritain, prospettati in una visione neo-tomistica. L’autore è fermamente convinto della necessità di una fondazione filosofica della Pedagogia, e distingue i fini educativi dai mezzi, dai metodi e dagli strumenti utilizzati per raggiungerli. Lo stesso concetto di educazione, che non è attività umana rilevante esclusivamente per il suo significato pragmatico, presuppone l’idea di uno sviluppo finalizzato, entro cui si debbano intuire gli obiettivi formativi, interpretati come prospettiva ultima del processo evolutivo didattico, sempre in fieri relativamente agli orientamenti adottati e alle persone coinvolte. Solo dandosi un indirizzo filosofico la Pedagogia potrà acquisire la struttura ed il valore di una scienza autentica. Ma la sola Pedagogia possibile, per il Maritain, è quella cristiana che si avvale dell’orientamento proprio dell’umanesimo integrale che, da Aristotele fino a tutto il pensiero cattolico, interpreta l’uomo come sinolo di anima e di corpo, unità inscindibile ed indissolubile di spirito e materia. Il personalismo pedagogico ne è la disposizione corrispondente, che rivaluta profondamente sia la personalità del maestro che quella del suo discepolo, nella relazione educativa tra i due soggetti intercorrente. L’educazione liberale è il fine di questo approccio formativo, che deve fornire allo studente una conoscenza generale di base, non di tipo nozionistico ma  secondo verità e bellezza, che divengano apprendimenti significativi in vista di una comprensione quanto più possibile ampia ed universale. (more…)

Marx pensatore dell’individualità

 Sul Giornale Critico di Storia delle Idee, Rivista internazionale di filosofia diretta da Andrea Tagliapietra e Sebastiano Ghisu, c’è un articolo di Diego Fusaro su Marx pensatore della libera individualità. La novità dello studio è nel rovesciamento del paradigma consueto attraverso il quale è sempre stato letto il filosofo tedesco, teorico della rivoluzione e del cambiamento sociale. (more…)

Giornalismo italiano

‘Dalla carta stampata colerà il sangue e anche qualcosa di più immondo. E mi chiedo se tutto questo servirà a migliorare la credibilità del giornalismo italiano. La mia risposta è netta: no. Servirà soltanto a rendere più infernale la bolgia che stiamo vivendo’. 

Gianpaolo Pansa, 3 agosto 2009

(cambio di direzione al Giornale)