Il dramma di Foggia

L’articolo che segue è stato pubblicato la scorsa estate in contemporanea sulla rivista bimestrale Pianeta Cultura, diretta dal giornalista Giucar Marcone (che mi auguro guarisca presto dalla sua influenza, altrimenti come si potrà, senza di lui, far uscire il prossimo numero?); sul sito la Filosofia e i suoi Eroi, alla sezione Saggi filosofici, di Diego Fusaro, ormai prossimo a conseguire il dottorato in Filosofia della Storia presso l’Università San Raffaele di Milano; sul settimanale locale Foggia e Foggia, diretto dal cronista Enrico Ciccarelli, in una versione stralciata dal saggio originale, per la rubrica Filosofia oggi che ho personalmente curato fino al mese di Luglio. Con mio grande rammarico, l’introduzione che è stata stampata per il periodico cittadino ha raccolto numerose critiche negative, che il giornale non ha esitato a far proprie. In sintesi, mi veniva rimproverata la mancanza di originalità che manifestavo nel proporre sempre lo stesso pezzo. E, per di più, in versione "minima". E un ostentato bisogno di pubblicità che si concretizzava nell’utilizzare le colonne del giornale foggiano come una sorta di vetrina, per presentare i "prodotti"  culturali. Non ho mai pensato di esibire la filosofia come se fosse un prodotto da vendere, perché sono intimamente convinta del fatto che sia una scienza utile spesso a fare un buon esame di coscienza. Mi sono, invece, resa conto immediatamente della difficoltà che comporta lo scrivere per una rubrica di filosofia, con uno spazio limitato, senza poter modificare, semplificandoli, i termini specialistici. Voglio dire che se devo parlare di metafisica non potrò utilizzare un termine diverso che non sia precisamente "metafisica" (è chiaro poiesis?). E non comprenderlo significa essere ignoranti e superficiali. Nonostante lo specialismo terminologico, la rubrica doveva risultare leggibile e accessibile a tutti. Non sempre sono stata chiara e semplice, ma sono molto contenta e soddisfatta per i complimenti che ho ricevuto dai lettori, tanti, che mi cercavano ogni settimana. Non nascondo che l’esigenza di questo necessario chiarimento nasce, per parte mia, proprio dalle richieste di spiegazioni al mio "silenzio stampa" che mi sono state rivolte dai miei affezionati durante quest’ultimo mese. A loro voglio dire soprattutto grazie. Grazie a chi mi ha cercata, letta, corretta, sostenuta, criticata. Perché, ad ogni modo mi ha dimostrato interesse. Ed ha costituito quel pubblico che si è col tempo affezionato alla sottoscritta. Purtroppo, però, accanto a questi "pazienti" amici della filosofia, si sono seduti anche cembali vuoti e tronfi. E spesso, questi suoni stridenti, hanno superato l’armonia delle silenziose presenze degli estimatori della rubrica. Così, il dissenso finiva per emergere, sfidando e affondando i pareri favorevoli di coloro che amavano Filosofia oggi. Soprattutto, ha nuociuto definitivamente alla vita della mia rubrica, la ristretta concezione di una scienza filosofica destinata solo agli iniziati, chiusa nella polvere delle biblioteche universitarie, ingrigita nelle aule accademiche, sdegnosa del confronto semplice ed immediato con la gente del quotidiano. E ha nuociuto ancora di più il settarismo culturale della nostra povera provincia, che ghettizzando la riflessione problematica in questo ambito retrivo, la ritiene cosa assai diversa dalla letteratura e dalla poesia. Mentre così non è. Anche se c’è chi ritiene che compito della filosofia sia, oggi, recuperare uno statuto ontologico forte, senza perdersi dietro a fantasie poetiche. Mi sono dunque resa conto che esercitare una passione pacifica, per la quale ormai vivo da anni il mio quotidiano insegnamento liceale, mi portava pian piano a scendere in guerra con questa mentalità di pochi, i nostri peggiori concittadini all’interno della comunità locale, ma i più esposti all’informazione, i più polemici, i più tristemente noti o uditi. Ed ho scelto, malgrado tutto, di lasciare. Con grande tristezza. Con rammarico profondo. Dovendo dolorosamente constatare, ancora una volta, che nella nostra comunità sopravvive sempre il peggio, che si radica e germoglia come la gramigna, mentre il meglio (e non sto parlando della mia persona, ovviamente, ma della scienza filosofica che merita, invece, tutto il rispetto degli amanti appassionati) viene sistematicamente messo a tacere e fatto fuori. Ciò che non riusciamo a comprendere, noi foggiani, è che la cittadinanza è tutt’altro che un’astrazione politica, e rappresenta il frutto dell’operosità attiva del popolo, che si mette in gioco culturalmente, o che stima, più semplicemente, ciò che si tenta umilmente di fare per la cultura e la collettività. I meschini, invece, sono guardinghi ed avidi difensori delle proprie posizioni, temono il nuovo senza saper apprezzare il vecchio, sono penosamente ammalati di esterofilìa. Per dirne una, nella nostra comunità si leggono autori italiani o stranieri, che servono a fare sfoggio delle proprie conoscenze, ma si ignorano quelli foggiani, e i libri scritti da un autore locale (parlo per esperienza diretta) continuano ad impolverarsi nelle librerie della città. Così, quel meglio della cultura nostrana che ha saputo anche regalare, senza pretendere nulla in cambio, e che, nonostante tutto, è stato rigettato prima ancora di essere capito, finisce per cercare altri lidi, spesso lontani e sconosciuti, sicuramente meno tristi, per potersi esprimere, pur di essere compreso come merita. Non credo, però, che questa possa intendersi come una vittoria, per la città.

6 Comments »

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  1. In qualità di cronista, mi sarà consentito parlare dei fatti, che sono leggermente ma significativamente diversi da quelli raccontati in questo post. Foggia&Foggia non ha “fatto proprie” le critiche, esattamente come non ha fatto proprio l’articolo. In diverse occasioni gli articoli della professoressa Pistone hanno suscitato discussioni, con critiche ed elogi che il giornale ha recepito nella stessa maniera: come legittime opinioni del pubblico. Il titolare di una rubrica, per consolidata tradizione, gestisce in autonomia il suo spazio, dovendosi conformare a poche e precise regole. Fra esse c’è che il contenuto dell’articolo sia conforme all’argomento della rubrica. Se tengo una rubrica di filatelia su un giornale e mi metto a parlare di civiltà precolombiana è probabile che il giornale abbia qualcosa da ridire. Sono ancora in attesa di lumi sul rapporto esistente fra la filosofia e il libro di poesie pubblicato da Antonio Vigilante. La seconda ovvietà è che una rubrica, a meno che non sia stato esplicitamente concordato un indirizzo diverso, viene redatta specificamente per il giornale che la ospita. È scorrettezza grave riciclare cose già pubblicate altrove, soprattutto senza avvertirne il lettore. La terza ovvietà è che una rubrica non è un romanzo d’appendice; il suo titolare dice ciò che vuol dire in uno spazio predeterminato. La pretesa che il lettore debba seguire altrove un ragionamento che viene soltanto cominciato è al di là di ogni commento. Avendo la “versione stralciata” contravvenuto a tutte e tre queste semplici ma inderogabili regole, ne abbiamo tratto la conclusione che la rubrica non avesse più senso. Tutte le altre considerazioni della professoressa Pistone, indipendentemente dalla loro maggiore o minore condivisibilità, non hanno nulla a che vedere con la nostra decisione. Tanto dovevo.

    Comment by Enrico Ciccarelli — @

  2. Grazie Direttore per il tuo intervento chiarificatore. Torno a ribadire che ho svolto sempre il mio ruolo di rubricista con responsabilità e serietà. Dovendo scrivere un articolo a settimana non credevo di commettere una grave scorrettezza deontologica se, ogni tanto, capitava di poter “stralciare” un articolo da uno studio filosofico, tenendo conto anche del fatto che mi rivolgevo ad un pubblico assolutamente differente di lettori (Foggia e Foggia non ha la stessa platea di Pianeta Cultura o del sito La filosofia e i suoi eroi). Quanto poi all’ultimo pezzo sulla poetica di Vigilante, anche Aristotele, che ho finito di spiegare proprio in questi giorni in classe, trova che la poesia avvicini al verosimile, perché è imitazione del reale, e sia pertanto oggetto della ricerca filosofica al pari della retorica e della tragedia (addirittura!). Inoltre, come sottolineava qualcuno in commento, vi è una branca della filosofia, l’estetica, che si occupa dell’arte e della bellezza, nella quale la poetica rientra a buon diritto. Non vedo, quindi, in che modo io avrei travisato il contenuto della rubrica. Sento invece, per amore di verità, di doverti riferire che proprio l’articolo da te tanto osteggiato è piaciuto a molti lettori, che si sono successivamente complimentati con me. Per quanto riguarda poi il rimando ad un link on line, posso garantirti che questa tipologia di richiami l’ho già vista su altri giornali, e che a seguito dell’introduzione delle nuove tecnologie informatiche, anche il modo di fare giornalismo dovrebbe evolvere. Ma se proprio la mia scelta non collimava con quella della direzione di Foggia e Foggia, c’era sempre la possibilità di eliminare il mio link dalla stampa. Così come, se il mio articolo non era di tuo gradimento per le ragioni che mi hai esposto, potevi semplicemente scegliere di pubblicare l’altro pezzo che ti avevo inviato insieme. Torno a ripeterti che accetto le tue considerazioni, ma non posso condividere i modi che hai scelto per rappresentarle. E soprattutto mi rifiuto di credere che per questi motivi si possa arrivare a decidere la soppressione di una rubrica che non mi pare andasse poi così male nella considerazione generale che ne davano i lettori. Bastava, invece, semplicemente mettere in chiaro, per intenderci, quei punti sui quali stiamo ancora discutendo.

    Comment by antonietta pistone — @

  3. Scrivere su un giornale qualcosa di già pubblicato su un altro giornale senza avvertirne il lettore è una grave scorrettezza deontologica, independentemente dal fatto che il suo autore lo sappia o meno. Per quanto riguarda il link, il problema non sta nella sua presenza, ma nella mancanza di autonomia dell’articolo pubblicato. Se cioè l’articolo avesse rappresentato una sintesi e il link avesse rimandato ad una versione ampliata o approfondita non ci sarebbe stato motivo di scandalo. Così non era: il presunto articolo era soltanto l’inizio di un testo più lungo e pensato per contesti più ampi. L’idea di spacciarlo come rubrica pensata per un giornale e per il suo pubblico è piuttosto avventata, e rappresenta una grave lesione del rapporto di fiducia che deve intercorrere fra un rubricista e la testata a cui collabora. Pur essendo un cronista, ho qualche nozione dei rapporti tra filosofia e poesia, almeno a far data da Empedocle. Ma questo non ha niente a che vedere con la recensione di una silloge poetica; sulla scorta dello stesso ragionamento, la rubrica avrebbe potuto parlare di animali randagi in cerca di padrone in forza del fatto che la filosofia si è spessissimo occupata del rapporto dell’uomo con il vivente. Argomenti di questo genere mi confermano la giustezza della scelta che abbiamo operato, e che abbiamo operato per i soli motivi ai quali “ti rifiuti di credere”. Non è una scelta che deve essere necessariamente condivisa, è chiaro; chi ha la responsabilità di una testata fa le sue scelte (tra cui affidare una rubrica o revocarla) e se ne assume la responsabilità. Per quanto riguarda i lettori, alla cui opinione portiamo sempre grande rispetto, devo dire, per lo stesso amore di verità che ti induce a riferire dei complimenti ricevuti, che non mi è pervenuta alcuna doglianza per la cancellazione della rubrica e nessuna perorazione per il suo ripristino.

    Comment by Enrico Ciccarelli — @

  4. Allora, evidentemente, Direttore, è giusto che le cose siano andate proprio così!

    Comment by antonietta pistone — @

  5. Riflettere sulla giustizia si addice più ai filosofi che ai cronisti. Diciamo che gli eventi hanno avuto un loro senso. Come responsabile del giornale cito De André-Cohen: “è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati”.

    Comment by Enrico Ciccarelli — @

  6. Io credo sempre in quello che faccio, Direttore, e sono comunque contenta di ricordare la mia esperienza di collaborazione come rubricista sul tuo giornale Foggia e Foggia. Perciò concordo con quanto dici.

    Comment by antonietta pistone — @

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