Non c’è moralità senza bellezza
Nell’intervista che segue il Prof. Pier Paolo Ottonello sostiene che il solo modo per superare l’attuale nichilismo etico, ed il conseguente smarrimento dell’uomo di fronte agli interrogativi incessanti della propria esistenza, sempre più a rischio di rimanere senza risposte univoche e chiare, sia la fondazione ontologica dei valori, attraverso il recupero di una morale cristiana, che rifiuti l’ambiguità delle etiche relativistiche o utilitaristiche. Onde evitare lo svuotamento di senso della ricerca filosofica, che finirebbe, così, per indebolirsi ulteriormente, nelle derive della parola e del linguaggio, metaforico e allusivo, dunque equivoco, quando la riflessione filosofica fosse assimilata sempre più al sentimentalismo poetico e tragico. Heidegger, insomma, avrebbe impoverito la filosofia abbassandola dalla metafisica alla poesia, e facendola diventare analisi del linguaggio, per di più confondendo l’essere con l’ente. Credo, invece, che parlare di fondazione ontologica dell’etica sia, ormai, tanto utopistico quanto anacronistico. Attualmente si cercano riferimenti concreti, non astruserie dogmatiche. E ce ne accorgiamo tutti, ogni giorno di più, nel valutare quanto alcune pratiche religiose, con i loro apparati rituali e di culto, vengano sistematicamente disertate e snobbate, anche dai credenti, che sostengono l’incapacità della Chiesa di essere al passo coi tempi. Oggi più che mai si avverte il bisogno di riavvicinarsi alla bellezza e, attraverso questa, all’amore per e tra le persone, che si costruisca nell’intimità della relazione affettiva. Senza la carne è difficile che ci siano anche le idee. Senza il rapporto reale non ci potrà mai essere un recupero stereotipato dei valori della persona umana. Così, la fondazione ontologica della morale, per quanto sia un’utopia apprezzabile, per il fatto di ritenerla ancora possibile, nonostante tutto, rischia di diventare un discorso anacronistico e lontano dalle vere problematiche della gente, che si nutre più facilmente di emotività, piuttosto che di elucubrazioni mentali teoretiche di natura filosofica o di tipo dottrinario. Si può, e si deve, fare filosofia in modi alternativi e nuovi, rispetto al passato. E questo non vuol dire affatto svilire la ricerca della verità, che è sempre cammino impervio e difficile verso la bellezza, l’amore, il sentimento. Ce lo ricordano proprio l’amor platonico ed il cielo stellato di Kant. Entrambi sono il fine, cui si giunge solo per innamoramento della bellezza, che permette l’esercizio dell’azione morale.
