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	<title>filoistoriando</title>
	<link>http://filoistoriando.blogsome.com</link>
	<description>blog di poesia, giornalismo, storia e filosofia</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 06:20:32 +0000</pubDate>
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		<title>Da Filoistoriando a Ereignis</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 06:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>attualità e curiosità</category>
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		<description><![CDATA[	&nbsp;
	
	Siamo a Dicembre, mese bellissimo perché ci regala i primi freddi, le vacanze di Natale a scuola, il nuovo anno che, spero, porti tanto bene a tutti. Filoistoriando festeggia il suo primo compleanno, ed io ne sono lieta, soprattutto perché da qualche tempo hanno cominciato a frequentare questo blog anche i miei allievi del liceo; [...]]]></description>
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	<div><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/candelerossechristmas_red_candles.jpg" width="418" height="314" alt="" title="" border="0" /></div>
	<div>Siamo a Dicembre, mese bellissimo perché ci regala i primi freddi, le vacanze di Natale a scuola, il nuovo anno che, spero, porti tanto bene a tutti. <a href="http://filoistoriando.blogsome.com" target="_self" title="filoistoriando">Filoistoriando</a> festeggia il suo primo compleanno, ed io ne sono lieta, soprattutto perché da qualche tempo hanno cominciato a frequentare questo blog anche i miei allievi del liceo; e questo significa che il mio tentativo di sperimentare una didattica che &quot;sa osare&quot; non &egrave; certamente fallito, dal momento che i ragazzi hanno mostrato di apprezzare e gradire lezioni diverse da quelle tradizionali frontali, tipiche delle metodologie solo trasmissive del sapere. Abbiamo cominciato a lavorare insieme alla lettura e al commento della nostra Carta costituzionale, redatta alla fine del secondo dopoguerra nel 1948. Basti pensare che la riforma Gelmini, che proprio in questi giorni stiamo studiando a scuola, durante un corso di aggiornamento, perché probabilmente entrer&agrave; in vigore da gennaio prossimo, prevede proprio che all&#8217;insegnamento della storia e della filosofia venga affiancato quello di cittadinanza e costituzione. Siamo, perci&ograve;, in anticipo sui tempi della scuola, che dovr&agrave; attuare la nuova riforma entro il 2014. Cos&igrave;, da oggi in poi, questo sar&agrave; il blog didattico, dedicato all&#8217;insegnamento della storia e della filosofia. Un blog che parla dei miei interessi culturali, rivolto a tutti coloro i quali, in un modo o nell&#8217;altro, lavorano con me. Mentre chi vorr&agrave; leggere il mio &quot;diario&quot; personale, potr&agrave; farlo su <a href="http://ereignis.blogsome.com" target="_self" title="ereignis">Ereignis</a>, dove ho cominciato a scrivere solo a novembre scorso, con grande gioia.</div>
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		<title>Festival del Cinema Indipendente di Foggia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 20:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>attualità e curiosità</category>
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	Non ho assistito a molte proiezioni, durante questa IX Edizione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia. Credo, per&ograve;, di essere riuscita a ritagliare, selezionando dalla programmazione giornaliera, un significativo spazio per le tematiche pi&ugrave; attuali e coinvolgenti della cinematografia contemporanea, fedele specchio della realt&agrave; che attori e registi vogliono rappresentare dietro la cinepresa. Un [...]]]></description>
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	<div><a href="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/festival%20del%20cinema%20indipendente.gif"><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/thumb-festival%20del%20cinema%20indipendente.gif" width="180" height="93" alt="" title="" border="0" style="" /></a>Non ho assistito a molte proiezioni, durante questa IX Edizione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia. Credo, per&ograve;, di essere riuscita a ritagliare, selezionando dalla programmazione giornaliera, un significativo spazio per le tematiche pi&ugrave; attuali e coinvolgenti della cinematografia contemporanea, fedele specchio della realt&agrave; che attori e registi vogliono rappresentare dietro la cinepresa. Un discorso a parte meritano i corti del territorio, alcuni molto belli come <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/11/29/non-so-stare/" target="_self" title="non sostare">Non so-stare</a>, soprattutto per la fotografia che dipinge con la luce gli scenari favolosi della nostra terra di Puglia. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QuaSa3wqGfw" target="_self" title="composto 13">Composto 13</a> &egrave; poi un prodotto realizzato completamente a scuola, presso il Liceo scientifico G. Marconi, che vede protagonista Mauro Zingarelli con la sua ragazza. Un corto, questo, che &egrave; costato zero, e che quindi va apprezzato anche per la capacit&agrave; dei giovani di saper fare cinema con molto poco. Figuriamoci cosa potrebbero fare, questi nostri talenti locali, se avessero i giusti finanziamenti per sviluppare e mettere a frutto la loro creativit&agrave;. Penso, in questo momento all&#8217;attore e regista Lorenzo Sepalone, ormai conosciuto anche al Sottodiciotto Film Festival di Torino. Ad ogni modo, i temi delle proiezioni cui ho assistito con piacere sono quello della prostituzione, della disoccupazione e del lavoro, unitamente alla difficolt&agrave; di conciliare, per i giovani, l&#8217;amore con la necessit&agrave; e il bisogno, in <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/11/28/la-ragazza-in-vetrina/" target="_self" title="la ragazza in vetrina">La ragazza in vetrina</a>; quello dell&#8217;immigrazione delle badanti, che lavorano duramente e con grande umanit&agrave;, senza garanzie e riconoscimenti in <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/11/28/mar-nero/" target="_self" title="mar nero">Mar Nero</a>; quello della memoria e della Shoah, affrontato in <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/12/03/dallaltra-parte-del-mare/" target="_self" title="dall'altra parte del mare">Dall&#8217;altra parte del mare</a>; quello dell&#8217;educazione e dell&#8217;insegnamento fatto con passione sincera, in <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/12/03/brokers-2/" target="_self" title="brokers">Brokers</a>; ed infine il tema dell&#8217;infanzia, delle favole e della fantasia, metafore della ricerca umana, mai paga e soddisfatta di sé, ne <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/11/30/luomo-fiammifero/" target="_self" title="l'uomo fiammifero">L&#8217;uomo fiammifero</a>.&nbsp;</div>
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		<title>Festival del Cinema Indipendente di Foggia</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 21:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>attualità e curiosità</category>
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Comunicato stampa
	&nbsp;
	Foggia, 28 novembre 2009
	Festival del Cinema Indipendente &ndash; IX edizione
	Ieri sera inaugurazione con l&rsquo;omaggio a Luciano Emmer
	&ldquo;Alla memoria di Luciano Emmer per lo straordinario contributo dato al cinema italiano, per il profondo amore che ha nutrito verso la terra di Capitanata&rdquo;. Con questa motivazione il Presidente della Provincia di Foggia&nbsp;Antonio Pepe, ieri pomeriggio nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span class="Apple-style-span"><br />
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<div class="Section1">
<p class="MsoBodyText"><strong><span><a href="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/festival%20del%20cinema%20indipendente.gif"><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/thumb-festival%20del%20cinema%20indipendente.gif" width="180" height="93" alt="" title="" border="0" style="" /></a>Comunicato stampa</span></strong></p>
	<p class="MsoBodyText"><strong><span>&nbsp;</span></strong></p>
	<p class="MsoBodyText"><span>Foggia, 28 novembre 2009</span></p>
	<p class="MsoBodyText" align="center"><strong><span>Festival del Cinema Indipendente &ndash; IX edizione</span></strong></p>
	<p class="MsoBodyText" align="center"><strong><span>Ieri sera inaugurazione con l&rsquo;omaggio a Luciano Emmer</span></strong></p>
	<p class="MsoNormal"><span>&ldquo;Alla memoria di Luciano Emmer per lo straordinario contributo dato al cinema italiano, per il profondo amore che ha nutrito verso la terra di Capitanata&rdquo;. Con questa motivazione il Presidente della Provincia di Foggia&nbsp;<strong>Antonio Pepe</strong>, ieri pomeriggio nella Sala Giunta di Palazzo Dogana, ha conferito il &ldquo;Premio alla carriera&rdquo; all&rsquo;insigne cineasta recentemente scomparso.&nbsp;La cerimonia di consegna del premio, ritirato dal figlio Michele, ha dato il via alla nona edizione del Festival del Cinema Indipendente, organizzato dalla Provincia di Foggia con il contributo della Regione Puglia, che quest&rsquo;anno rende omaggio a&nbsp;<strong>Luciano Emmer</strong>.&nbsp;Nel corso della cerimonia, alla quale hanno partecipato anche il Vicepresidente della Provincia e Assessore alla Cultura&nbsp;<strong>Billa Consiglio</strong>, il Responsabile del Festival&nbsp;<strong>Geppe Inserra</strong>&nbsp;e i Direttori Artistici&nbsp;<strong>Mauro Palma</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Fabio Prencipe</strong>, &egrave; stato ricordato, anche in un contributo video, l&rsquo;antico rapporto di affetto e di amicizia che ha legato Emmer al Festival di Foggia e pi&ugrave; in generale alla Capitanata.&nbsp;Fu il primo presidente di giuria della sezione lungometraggi quando il Festival faceva il suo debutto nel 2001; ricopr&igrave; la stessa carica l&rsquo;anno successivo e al Festival torn&ograve; numerose volte come ospite, per presentare fuori concorso i suoi ultimi lavori: &ldquo;L&rsquo;acqua&hellip; il fuoco&rdquo; e &ldquo;Una lunga, lunga, lunga notte d&rsquo;amore&rdquo;, o per incontrare studenti e appassionati di cinema in occasione di dibattiti e conferenze.&nbsp;Ricco di aneddoti e di commozione il racconto del figlio Michele, che ha parlato del suo rapporto, a tratti conflittuale, con un padre esigente nella vita e sul set. &ldquo;Ha inventato il film a episodi con &lsquo;Domenica d&rsquo;agosto&rsquo;: una pellicola del &rsquo;49, che avr&ograve; rivisto una cinquantina di volte, ma che sempre mi stupisce per il ritmo che conserva lungo tutta la storia attraverso un montaggio esemplare&rdquo; ha ricordato il figlio, che da bambino fu anche protagonista di &ldquo;Camilla&rdquo;, recitando a baraccio, senza copione, insieme alla sorella. Ha ricordato di come il padre rifiutasse l&rsquo;etichetta di neorealista rosa, che gli fu attribuita i primi tempi; ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, dai documentari d&rsquo;arte al grande schermo, dai caroselli alla televisione, tratteggiando il ritratto di un &ldquo;artigiano del cinema&rdquo;, che amava controllare ogni cosa sul set, sin nei minimi dettagli.&nbsp;La serata &egrave; proseguita al Teatro del Fuoco, con l&rsquo;intervento anche dell&rsquo;Assessore al Mediterraneo e alle Attivit&agrave; Culturali della Regione Puglia&nbsp;<strong>Silvia Godelli</strong>: &ldquo;Questo Festival si caratterizza per vitalit&agrave; ed entusiasmo per la promozione di un cinema di qualit&agrave; che rischia di essere messo ai margini non soltanto dal cinema commerciale, ma anche da quello di puro intrattenimento&rdquo;.&nbsp;L&rsquo;impegno del Festival di diventare punto di riferimento per i talenti locali e per le produzioni nazionali &egrave; stato ricordato dal Presidente della Provincia Antonio Pepe, mentre l&rsquo;assessore provinciale alla Cultura Billa Consiglio ha sottolineato il valore promozionale legato al cinema, che diventa strumento di marketing territoriale, ricordando il notevole contributo offerto in questa direzione proprio da Luciano Emmer, che nel 1996, mostr&ograve; le bellezze della Capitanata in &ldquo;<strong>Foggia, non dirle mai addio</strong>&rdquo;, documentario prodotto dalla Provincia di Foggia nel 1996.&nbsp;Grande emozione anche per la proiezione del backstage &ldquo;<strong>Il cardo rosso</strong>&rdquo;, a firma di Michele Buo e Simone Rencricca, che ripercorre le fasi di produzione del film girato da Emmer nel 2006 in provincia di Foggia. Il film, ancora in fase di post produzione, racconta le vicissitudini di una piccola terrazzana, scampata al terremoto in cui muore la mamma. Con il passare degli anni, la ragazza subir&agrave; insieme al padre alterne vicissitudini, che faranno da sfondo ad una storia che d&agrave; risalto alla bellezza dei paesaggi di Capitanata.&nbsp;La serata inaugurale si &egrave; conclusa con la proiezione de &ldquo;<strong>La ragazza in vetrina</strong>&rdquo;, nella versione integrale messa a disposizione dalla Cineteca Nazionale. Nell&rsquo;intervallo anche il ricordo del figlio David, regista e attore, che ha ricordato il rapporto di amicizia e di affetto che legava il padre alla Capitanata, tanto da credere nella possibilit&agrave; di un cinema dauno, per i set e gli scenari naturali, per il calore che sempre lo accoglieva.&nbsp;&ldquo;Ogni volta che torno in questa citt&agrave; riscopro l&rsquo;entusiasmo di fare cinema&rdquo; amava ripetere Emmer, che pens&ograve; a Foggia anche nel 2003, quando per il film a episodi con Sabrina Ferilli scelse il titolo &ldquo;L&rsquo;acqua&hellip; il fuoco&rdquo;, ispirandosi allo stemma del capoluogo dauno.</span></p>
	<p class="MsoNormal"><span>__________________________</span></p>
	<p class="MsoNormal">Festival del Cinema Indipendente</p>
	<p class="MsoNormal">Provincia di Foggia</p>
	<p class="MsoNormal">Piazza XX Settembre, 20</p>
	<p class="MsoNormal">71100 Foggia</p>
	<p class="MsoNormal">Tel. 0881.&nbsp;<span>791.460 - 211 - 209</span></p>
	<p class="MsoNormal"><span>Fax 0881. 791.393</span></p>
	<p class="MsoNormal"><span>www.festivaldelcinema.provincia.foggia.it</span></p>
</div>
</td>
</tr>
</table>
</td>
</tr>
</table>
<img src="https://secure-it.imrworldwide.com/cgi-bin/count?url=http://free.portaleservizi.alice.it&#038;cid=it_matrix-it_freeser11" width="1" height="1" border="0" style="" /></span>
</p>
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		<title>Festival del Cinema Indipendente di Foggia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:08:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>scuola</category>
	<category>attualità e curiosità</category>
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		<description><![CDATA[	Sta per cominciare a Foggia la IX edizione del Festival del Cinema Indipendente, che si terr&agrave; dal 27 novembre al 5 dicembre 2009. La serata inaugurale presso il Teatro del Fuoco sar&agrave; dedicata a Luciano Emmer, regista non foggiano, maestro del neorealismo, recentemente scomparso, all&#8217;et&agrave; di 91 anni. Appuntamento, perci&ograve;, alle ore 20, con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><a href="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/festival%20del%20cinema%20indipendente.gif"><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/thumb-festival%20del%20cinema%20indipendente.gif" width="180" height="93" alt="" title="" border="0" /></a>Sta per cominciare a Foggia la IX edizione del <a href="http://festivalfoggia.wordpress.com/" target="_self" title="festival del cinema indipendente">Festival del Cinema Indipendente</a>, che si terr&agrave; dal 27 novembre al 5 dicembre 2009. La serata inaugurale presso il Teatro del Fuoco sar&agrave; dedicata a Luciano Emmer, regista non foggiano, maestro del neorealismo, recentemente scomparso, all&#8217;et&agrave; di 91 anni. <a id="more-171"></a>Appuntamento, perci&ograve;, alle ore 20, con il backstage de &quot;Il cardo rosso&quot;, opera inedita del 2006, girata interamente nelle terre di Capitanata, e la proiezione del film intitolato &quot;La ragazza in vetrina&quot;, cui seguiranno altre opere dello stesso regista: &quot;Parigi &egrave; sempre Parigi&quot; e il &quot;Bigamo&quot;, proiettate al Falso Movimento. Saranno presenti i figli di Emmer, Michele e Davide. On line <a href="http://festivalfoggia.wordpress.com/il-programma/" target="_self" title="programma del festival">il programma</a> dell&#8217;intero festival. Agli allievi delle scuole partecipanti la Provincia rilascia un attestato finale per aver assistito ad almeno cinque proiezioni di lungometraggi, oppure alla visione dei corti del territorio per un minimo di due ore di seguito. L&#8217;attestato sar&agrave; valutato ai fini dell&#8217;attribuzione del credito formativo in sede di scrutinio finale. La serata inaugurale di venerd&igrave; prossimo al Teatro del Fuoco vale per due presenze. Gli studenti firmeranno in entrata e in uscita. Si ricorda che per l&#8217;identificazione &egrave; necessaria la carta di identit&agrave; o il libretto scolastico scuola-famiglia. Il costo di ogni ingresso &egrave; di 2 euro, e d&agrave; diritto a partecipare all&#8217;intera programmazione serale. La visione dei corti del territorio e dei cortissimi &egrave;, invece, gratuita.
</p>
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		<title>Violenza di Stato e bullismo giovanile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 20:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>attualità e curiosità</category>
	<category>storia</category>
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		<description><![CDATA[	L&rsquo;articolo 13 della Costituzione italiana recita: &ldquo;&Egrave; punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libert&agrave;&rdquo;. Stefano Cucchi era un ragazzo come tanti, fermato dalla polizia e detenuto in attesa di accertamenti, perché trovato in possesso di droga. Queste le foto diramate dalla sua famiglia dopo la morte improvvisa del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p class="MsoNormal">L&rsquo;articolo 13 della Costituzione italiana recita: &ldquo;&Egrave; punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libert&agrave;&rdquo;. Stefano Cucchi era un ragazzo come tanti, fermato dalla polizia e detenuto in attesa di accertamenti, perché trovato in possesso di droga. Queste le <a href="http://www.cnrmedia.com/notizia/newsid/6267/il-caso-di-stefano-cucchi-morto-per-una-caduta-in-carcere-ecco-le-foto-mostrate-dalla-famiglia.aspx" target="_self" title="stefano cucchi">foto</a> diramate dalla sua famiglia dopo la morte improvvisa del giovane, attribuita ad una caduta accidentale in carcere. La morte di Cucchi &egrave; vergognosa per lo Stato italiano, e ci induce a riflettere seriamente sulla condizione carceraria, e sull&rsquo;uso della violenza istituzionalizzata che fa del nostro un paese incivile. Si possono educare in questo modo i giovani alla nonviolenza? Si &egrave; credibili quando si condanna il <a href="http://ereignis.blogsome.com/2009/11/20/i-lions-club-di-foggia-a-convegno-su-violenza-giovanile-e-bullismo/" target="_self" title="lions e bullismo a foggia">bullismo</a>, a partire da tali presupposti?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Fenomenologia dello Spirito di Hegel</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 05:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>filosofia</category>
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		<description><![CDATA[	Pi&ugrave; studio la Fenomenologia dello Spirito di Hegel pi&ugrave; sento di poter serenamente affermare che si tratta dell&rsquo;opera maggiormente rappresentativa del sistema idealistico tedesco, costituendo inoltre un vero e proprio compendio della ricerca del nostro filosofo di Stoccarda. La Scienza della Logica, La Filosofia del Diritto, la concezione etica dello stato nello spirito oggettivo, l&rsquo;idea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Pi&ugrave; studio la Fenomenologia dello Spirito di Hegel pi&ugrave; sento di poter serenamente affermare che si tratta dell&rsquo;opera maggiormente rappresentativa del sistema idealistico tedesco, costituendo inoltre un vero e proprio compendio della ricerca del nostro filosofo di Stoccarda. La Scienza della Logica, La Filosofia del Diritto, la concezione etica dello stato nello spirito oggettivo, l&rsquo;idea trinitaria, il rapporto indissolubile tra la filosofia e la sua storia, fino all&rsquo;affermazione dell&rsquo;identit&agrave; di storia e filosofia, sono tutti elementi ampiamente trattati nella Fenomenologia, unitamente alla dialettica triadica che tanto influenzer&agrave; successivamente il materialismo storico di Marx. <a id="more-169"></a>L&rsquo;opera, pubblicata nel 1807, rappresenta il momento della sintesi assoluta, a conclusione del cammino intrapreso da Fichte con la sua metafisica del soggetto nella Dottrina della Scienza, e proseguita da Schelling con il Sistema dell&rsquo;Idealismo trascendentale, in cui si propone la centralit&agrave; dell&rsquo;antitesi oggettiva, nella natura e nell&rsquo;arte, a discapito dell&rsquo;assoluto, definito la &ldquo;notte in cui tutte le vacche sono nere&rdquo;. Proprio nell&rsquo;intento di riconsegnare la sintesi triadica di soggetto ed oggetto alla dignit&agrave; dell&rsquo;assoluto, che &egrave; verit&agrave; e interezza, nel quale si ricompongono in una nuova realt&agrave; le contraddizioni dialettiche di tesi ed antitesi logica, Hegel elabora questo grandioso progetto di sintesi, che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, costituire solo un&rsquo;introduzione alla successiva Scienza della Logica, scrivendo poi di fatto il suo capolavoro filosofico. La Fenomenologia dello Spirito vuole rappresentare il cammino dell&rsquo;idea nella storia dell&rsquo;uomo, che torna in sé solo dopo essersi incarnata nella natura. Dalla coscienza, in cui l&rsquo;attenzione &egrave; rivolta all&rsquo;oggetto, all&rsquo;autocoscienza, che si sposta sul soggetto, fino alla ragione, che &egrave; momento di totale fusione tra soggetto e oggetto. Questa prima parte della Fenomenologia viene poi completata dallo spirito, dalla religione e dal sapere assoluto. La ricerca hegeliana ben si inserisce nei motivi del Romanticismo, come anelito all&rsquo;infinito, nell&rsquo;intento di andare oltre i limiti dell&rsquo;uomo, cui l&rsquo;uomo stesso si sente intimamente e profondamente legato e spinto dal contrasto interiore tra sentimento e ragione, tra passioni e doveri. La frustrazione che ne deriva invita ad oltrepassare il confine della liceit&agrave; razionale dei lumi kantiani della Ragion Pura, per inoltrarsi verso mete e sentieri ancora inesplorati, sebbene solo tangenzialmente sfiorati dalle riflessioni del filosofo di K&ouml;nisberg nella Critica del Giudizio. Per Hegel la realt&agrave; &egrave; spirito, ed in quanto tale non c&rsquo;&egrave; verit&agrave; che tenga al di fuori dell&rsquo;idea. Laddove l&rsquo;io penso di Kant &nbsp;organizza categorie concettuali che si riferiscono a veri oggetti reali, l&rsquo;io penso di Hegel crea questi stessi oggetti nella mente, attraverso il pensiero. Non che si voglia negare la realt&agrave; oggettiva esterna alla coscienza, ma per affermare il potere creativo della coscienza per siffatta realt&agrave;, la quale, seppure esiste in qualche modo al di fuori della mia capacit&agrave; di conoscerla, venendovi a contatto, &egrave; per me assolutamente indifferente, sempre a prescindere da questa mia capacit&agrave; di averne coscienza. Ed &egrave; proprio dalla coscienza che inizia il cammino del nostro filosofo nella Fenomenologia, perché questa realt&agrave;, che sembra essere originaria, tuttavia si costruisce progressivamente, a partire dalle singole sensazioni. Ogni sensazione &egrave; atto del sentire attraverso i cinque sensi: vista, udito, tatto, olfatto e odorato. Ma la sensazione permette di utilizzare i sensi solo nella loro azione cronologicamente sequenziale, uno per volta, perci&ograve; impedisce la conoscenza dell&rsquo;oggetto complessivo, colto invece dalla percezione, che &egrave; azione combinata dei cinque sensi che interagiscono alla costruzione dell&rsquo;oggetto esterno alla coscienza. Dopo aver ricostruito l&rsquo;unit&agrave; della mia percezione, posso passare ad idealizzare l&rsquo;oggetto, custodito dall&rsquo;intelletto sotto forma di giudizio, e idealmente riconsegnato alla coscienza. Se la coscienza entra in contatto conoscitivo con gli oggetti di cui ho consapevolezza, l&rsquo;autocoscienza &egrave; la conoscenza del soggetto che entra in relazione con altre coscienze, prendendo cos&igrave; consapevolezza di sé, attraverso l&rsquo;altro. Sin dall&rsquo;inizio dei tempi, per&ograve;, per le due autocoscienze che entrano in relazione &egrave; sempre stato assai difficile stabilire rapporti di simmetria e uguaglianza, perché una delle due ha finito per imporsi all&rsquo;altra assoggettandola. La storia non &egrave; altro che la memoria di questi rapporti di forza che si sono perpetrati nel tempo, tra l&rsquo;autocoscienza dominante e quella soggiacente. Tra il signore e il servo. Il rapporto dialettico che si instaura tra padrone e schiavo, e che risale anticamente al legame ancestrale con la terra, prende il nome di dialettica servo-padrone, in cui la tesi &egrave; il padrone che si oppone al servo, che a sua volta costituisce l&rsquo;antitesi, mentre la sintesi &egrave; la relazione che gioco forza si viene ad instaurare tra le due autocoscienze. La novit&agrave; che Hegel propone, e che costituisce a buon diritto il fondamento ideologico della dittatura del proletariato di Marx, &egrave; che i ruoli tra servo e padrone siano destinati ad invertirsi nel tempo. Difatti, quando il servo, lavorando, abbia finalmente preso coscienza del suo intrinseco valore, e liberandosi attraverso il lavoro fa capire al padrone che il suo ruolo &egrave; destinato a terminare presto se tutti si comincia a protestare, a manifestare o a scioperare, questi &egrave; costretto a scendere a patti, cercando soluzioni di compromesso e alternative accettabili, che vengano incontro alle richieste dei lavoratori. Qui &egrave; gi&agrave; rintracciabile la grandezza del pensiero hegeliano, tutto rivolto alla considerazione del lavoro come attivit&agrave; fondamentale tra gli uomini, che regola i rapporti economici e di potere attraverso i quali passa la storia dei popoli. Lezione che Marx far&agrave; propria fino a definire la storia, che &egrave; prassi, come l&rsquo;insieme dei rapporti economici intercorrenti tra datori di lavoro ed operai. La dialettica servo-padrone costituisce il vissuto delle autocoscienze in reciproco conflitto dialettico. I servi non smettono per questo di essere tali. Per giungere al pi&ugrave; alto livello di consapevolezza della propria autocoscienza devono, tuttavia, distaccarsi dai rapporti reali con i loro padroni. Subentra cos&igrave; la fase dello stoicismo, che &egrave; la pratica di questo progressivo raffreddarsi delle passioni, da cui deriva pian piano una sorta di apatia, sfociante nello scetticismo, che &egrave; consapevolezza che il mondo non potr&agrave; cambiare cos&igrave; repentinamente e che, tuttavia, le cose continueranno ad andare sempre nello stesso verso, finendo per avvantaggiare il ceto dei proprietari a discapito dei lavoratori, veri e propri protagonisti della produzione economica. La frustrazione psicologica che ne deriva d&agrave; luogo alla coscienza infelice che produce l&rsquo;alienazione religiosa. Il servo, che sa di essere sfruttato dal suo padrone, &egrave; anche consapevole di subire una profonda ingiustizia sociale, ma sa di non poter fare molto per cambiare le cose. Finisce dunque per affidarsi a un&rsquo;entit&agrave; ultraterrena, nelle cui mani delegare il compito di attuare quelle condizioni di giustizia sociale, apparentemente irrealizzabili nella storia dell&rsquo;uomo. E per far ci&ograve;, si proietta con l&rsquo;immaginario in un mondo ultraterreno, oltre la vita materiale, nel quale spera di poter ricevere quel premio futuro. Con il solo risultato di alienare se stesso dalla quotidianit&agrave; del vivere. C&rsquo;&egrave; poi un&rsquo;altra via che risolve il malessere legato alla condizione di prostrazione che discende dal dover subire ingiustizia. Ed &egrave; quella di ammettere che esista un corso razionale degli eventi, una ragione che informa di sé il cammino della storia dell&rsquo;umanit&agrave;, che realizza se stessa strumentalizzando gli uomini, che credono di essere liberi nell&rsquo;agire, mentre in realt&agrave; non fanno altro che assecondare il volere della ragione universale. &Egrave; questa l&rsquo;astuzia della ragione, che sfrutta l&rsquo;ingenuit&agrave; e la presunzione umana, realizzando solo se stessa. La presa d&rsquo;atto, per l&rsquo;autocoscienza, di questa verit&agrave;, del &ldquo;tutto &egrave; logos&rdquo;, culmina nell&rsquo;accettazione della legge universale, attraverso la ragione che osserva e la ragione che agisce. Tutto il reale &egrave; razionale, e tutto il razionale &egrave; reale. Non esiste verit&agrave; che possa prescindere dalla coscienza e dalla sua capacit&agrave; di conoscere. Nulla avviene a caso. Ogni evento ha una sua intrinseca ragionevolezza. Il panlogismo hegeliano raccomanda di affidarsi interamente alla ragione e ai suoi fini, anche se questi sembrano apparentemente imperscrutabili. La ragione &egrave; spirito, che agisce soggettivamente, oggettivamente e come spirito assoluto. Lo spirito, per&ograve;, &egrave; il terzo momento della triade costituita dalla logica, che studia l&rsquo;essere, l&rsquo;essenza e il concetto; e dalla natura, che &egrave; meccanica, fisica ed organica. Si giunge cos&igrave; allo spirito vero e proprio, suddiviso in spirito soggettivo, oggettivo ed assoluto. Lo spirito soggettivo corrisponde alla nascita del diritto, che riconosce la priorit&agrave; del soggetto e della sua propriet&agrave;, nel contratto, la cui negazione &egrave; il torto, venendo meno ai patti stipulati reciprocamente dalle due autocoscienze nel contratto. Ma &egrave; nello spirito oggettivo che &egrave; resa concretamente l&rsquo;idea di stato etico in Hegel. La prima forma comunitaria &egrave; quella della famiglia, nella quale si concretizzano il matrimonio, il patrimonio e l&rsquo;educazione dei figli. Pi&ugrave; famiglie costituiscono la societ&agrave; civile, che si esplica nel lavoro per soddisfare i bisogni, nella libert&agrave; dei soggetti e nella giustizia delle leggi. Infine negli organi di polizia e controllo, anche attraverso la previdenza sociale. Le famiglie e la societ&agrave; civile costituiscono lo stato etico, che si riconosce in quattro grandi forme del passato: lo stato orientale, dell&rsquo;armonia fusionale con la natura; quello greco, della bellezza dello spirito; quello romano, della forza e della guerra; e quello tedesco, che segna il predominio delle passioni e degli ideali romantici, e che &egrave; per questi motivi la sintesi di tutte le precedenti forme, nel loro superamento. Lo spirito assoluto si distingue, invece, in arte, religione e filosofia. L&rsquo;arte &egrave; simbolica, se prevale l&rsquo;idea astratta; &egrave; classica, se esprime la bellezza armonica e la compostezza delle parti; ed &egrave; romantica, se prevalgono l&rsquo;istinto e gli ideali. La religione invece &egrave; quella orientale, cinese e indiana, in cui prevale la natura; dell&rsquo;individualit&agrave; spirituale, come quelle ebraica, greca e romana; e la religione cristiana, che &egrave; la pi&ugrave; raffinata espressione della fede razionale, nella quale anche il dogma trinitario si pu&ograve; spiegare agevolmente attraverso la dialettica triadica di Padre, Figlio, e Spirito Santo. Il Padre, difatti, &egrave; l&rsquo;idea in sé che si incarna nella natura e nella storia dell&rsquo;uomo come idea per sé nel farsi Figlio, e ritorna infine in sé e per sé nello Spirito Santo, che &egrave; unit&agrave; indissolubile di Padre e Figlio e Spirito, uno e trino al tempo stesso. L&rsquo;ultimo momento dello spirito assoluto &egrave; la filosofia, attraverso la quale si raggiunge l&rsquo;infinito con la ragione. Ogni filosofia, per Hegel, rappresenta la sintesi e il superamento di quella precedente, ed &egrave; l&rsquo;idea pura, che si incarna nella natura della storia dell&rsquo;uomo come idea per sé, e si ritrova infine nella sua unit&agrave; di idea in sé e per sé nella coincidenza di storia e filosofia, essendo ogni filosofia la sua storia, e la storia espressione della filosofia di un&rsquo;epoca. La filosofia &egrave;, perci&ograve;, storia della filosofia; mentre la storia &egrave; essa stessa gi&agrave; filosofia, &nbsp;come susseguirsi del pensiero dell&rsquo;uomo che la crea nella realt&agrave;. Da quest&rsquo;ultima triade dialettica deriva &nbsp;l&rsquo;identit&agrave; tra storia e filosofia mutuata poi da Giovanni Gentile nella riforma scolastica fascista del 1923. La filosofia dopo Hegel si distingue in una destra e in una sinistra hegeliana. Alla destra hegeliana aderiscono coloro i quali interpretano lo spirito universale come Dio, e la ragione hegeliana come espressione della provvidenza cattolica. Nella sinistra si possono, invece, annoverare grandi pensatori come Feuerbach, con la sua risoluzione in chiave antropologica del problema religioso, vissuto come alienazione dell&rsquo;uomo che, incapace di darsi spiegazioni coerenti o di risolvere i suoi problemi esistenziali, si affida ad un dio, parto della sua stessa coscienza razionale, finendo per ritenerlo davvero il creatore del mondo della natura &nbsp;e degli uomini, senza accorgersi di essere solo una vittima di un falso ragionamento creato nell&rsquo;intento di giustificare la realt&agrave;, altrimenti inspiegabile. Altro notevole esponente della sinistra hegeliana sar&agrave; Marx, con il suo materialismo storico, che interpreta la realt&agrave; alla luce dei rapporti dialettici di produzione, basati sul lavoro dell&rsquo;uomo. Non tutto l&rsquo;esistenzialismo del Novecento d&agrave; ragione ad Hegel. Ma Heidegger, nell&rsquo;intento di distruggere la metafisica tradizionale, e senza rendersi consapevolmente conto di dare inizio ad una nuova metafisica dell&rsquo;esserci e degli enti, finisce per essere molto pi&ugrave; vicino ad Hegel di quanto non si creda. Certo la storia della filosofia ha contraddetto il pensiero del docente universitario delle lezioni berlinesi, che credeva fondata la convinzione di aver costituito un sistema di pensiero insuperabile. Ad ogni modo la sua statura di pensatore si dimostra, ancora oggi, inossidabile nel tempo, per la metafisica dello spirito assoluto che si incarna nella concezione dello stato etico, modificando il corso ideologico e reale della storia, come ha ben detto Croce, e come hanno ampiamente provato, fin qui, la storia del popolo tedesco e la nascita del nazismo hitleriano, che tanto deve ai Discorsi alla Nazione Tedesca di Fichte, alla Fenomenologia di Hegel, all&rsquo;idea di superuomo e di volont&agrave; di potenza espresse nella Genealogia della Morale di Nietzsche contro la morale cattolica e quella degli Ebrei. &nbsp; &nbsp;(<em>anteprima di stampa</em>) &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>
	<p><strong>Fenomenologia dello Spirito</strong></p>
	<p><em>Struttura dell&rsquo;opera</em>&nbsp;</p>
<strong>
<p>1.<span class="Apple-tab-span">	</span><strong>Coscienza</strong></p>
	<p><span class="Apple-style-span">(sensibilit&agrave;- percezione-intelletto)</span></p>
</strong><strong>
<p>2.<span class="Apple-tab-span">	</span><strong>Autocoscienza&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
	<p><span class="Apple-style-span">(dialettica servopadrone- stoicismo &ndash;scetticismo -coscienza infelice -alienazione religiosa)</span></p>
	<p><strong>3.</strong><span class="Apple-tab-span"><strong>	</strong></span><strong>Ragione&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;</strong></p>
	<p><span class="Apple-style-span">(che osserva- che agisce- tutto &egrave; logos: il reale &egrave; razionale, il razionale &egrave; reale)</span></p>
	<p>4&nbsp;<strong>Logica</strong>&nbsp;</p>
	<p><span class="Apple-style-span">(essere- essenza- concetto)</span></p>
	<p>5.<span class="Apple-tab-span">	</span><strong>Natura</strong>&nbsp;&nbsp; </p>
	<p><span class="Apple-style-span">(meccanica- fisica- organica)</span></p>
	<p>6.<span class="Apple-tab-span">	</span><strong>Spirito</strong>&nbsp;&nbsp;</p>
	<p> (<strong>soggettivo</strong> <span class="Apple-style-span">= diritto &ndash; propriet&agrave;- torto)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p>(<strong>oggettivo </strong><span class="Apple-style-span">= famiglia- societ&agrave; civile- stato etico)&nbsp;&nbsp;</span></p>
	<p><span class="Apple-style-span"> (famiglia = &nbsp;matrimonio- patrimonio- educazione dei figli)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p><span class="Apple-style-span">(societ&agrave; civile = bisogno e lavoro- libert&agrave; &nbsp;giustizia- polizia e previdenza)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p><span class="Apple-style-span">(stato etico = orientale- greco- romano- tedesco)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p>(<strong>assoluto</strong><span class="Apple-style-span"> = arte- religione- filosofia)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p>(arte <span class="Apple-style-span">= simbolica- classica- romantica)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p>(religione <span class="Apple-style-span">= orientale- individualit&agrave; spiritual- cattolica)&nbsp;</span>&nbsp; </p>
	<p>(filosofia <span class="Apple-style-span">= orientale- greca- cattolica)</span></p>
	<p>7.<span class="Apple-tab-span">	</span><strong>Religione</strong>&nbsp;</p>
	<p><span class="Apple-style-span">(religione= orientale- individualit&agrave; spirituale- cattolic</span><span class="Apple-style-span">a)&nbsp;&nbsp; </span></p>
	<p><span class="Apple-style-span">(dogma trinitario cattolico = Padre- Figlio Spirito Santo)</span></p>
	<p>8.<span class="Apple-tab-span">	</span><strong>Sapere assoluto</strong>&nbsp;</p>
	<p>(sapere assoluto= <span class="Apple-style-span">filosofia- storia- storia e filosofia)</span></p>
</strong>
</p>
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		<title>Teoresi e Prassi delle Scienze Umane</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 05:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>filosofia</category>
	<category>libri</category>
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		<description><![CDATA[	
	Cos&igrave; Tiziana Cuttano ha scritto per Foggia e Foggia di Teoresi e Prassi delle Scienze Umane, in occasione della serata di presentazione, il 6 novembre u.s. presso la Fondazione Banca del Monte di Foggia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/teoresiprassiscienzeuman_02.jpg" width="108" height="160" alt="" title="" border="0" /><a href="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/antonella.jpg"><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/thumb-antonella.jpg" width="180" height="142" alt="" title="" style="" border="0" /></a></p>
	<p>Cos&igrave; Tiziana Cuttano ha scritto per Foggia e Foggia di <a href="http://www.foggiaefoggia.com/news/dettaglio.asp?id=13063" target="_self" title="teoresi e prassi delle scienze umane">Teoresi e Prassi delle Scienze Umane</a>, in occasione della serata di presentazione, il 6 novembre u.s. presso la Fondazione Banca del Monte di Foggia.</p>
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		<title>Prescrizione dei processi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>giornalismo</category>
	<category>storia</category>
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		<description><![CDATA[	Prescrizione dei processi in corso:&nbsp;questo articolo pone il problema dell&#8217;incostituzionalit&agrave; di una legge che si vorrebbe far passare, discriminando tra cittadini italiani ed extracomunitari, e tra incensurati e non. Ma davvero nel rispetto del solito articolo 3 sull&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge? Lo scrittore Roberto Saviano non lo crede e lancia un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p align="justify">Prescrizione dei processi in corso:&nbsp;<a title="incostituzionalità" href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-15/rischio-costituzionalita/rischio-costituzionalita.html" target="_self">questo articolo</a> pone il problema dell&#8217;incostituzionalit&agrave; di una legge che si vorrebbe far passare, discriminando tra cittadini italiani ed extracomunitari, e tra incensurati e non. Ma davvero nel rispetto del solito <a title="articolo 3" href="http://filoistoriando.blogsome.com/2009/11/09/costituzione-della-repubblica-italiana/" target="_self">articolo 3</a> sull&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge? Lo scrittore Roberto Saviano non lo crede e lancia un <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-16/40mila-firme/40mila-firme.html" target="_self" title="l'appello di roberto saviano">appello</a> con raccolta di firme su Repubblica.</p>
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		<title>Costituzione della Repubblica italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 09:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>scuola</category>
	<category>storia</category>
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		<description><![CDATA[	Articolo numero 3 della Costituzione italiana
	&quot;Tutti i cittadini hanno pari dignit&agrave; sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali&quot;&#8230;ritenete che, nella pratica della gestione reale della giustizia, davvero in Italia venga sistematicamente rispettato questo articolo fondamentale della nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Articolo numero 3 della Costituzione italiana</p>
	<p align="justify">&quot;Tutti i cittadini hanno pari dignit&agrave; sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali&quot;&#8230;ritenete che, nella pratica della gestione reale della giustizia, davvero in Italia venga sistematicamente rispettato questo articolo fondamentale della nostra Costituzione?</p>
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	</item>
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		<title>La didattica della Storia</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonietta pistone</dc:creator>
		
	<category>storia</category>
	<category>libri</category>
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		<description><![CDATA[	
	Da&nbsp;Teoresi e Prassi delle Scienze Umane di Antonietta Pistone,&nbsp;Bastogi, marzo 2009
	Nel testo Problemi e metodi di storia antica lo storico Finley sostiene che in Grecia Tucidide, Senofane, Senofonte, Polibio, Ecateo e Strabone consideravano come fonti proprie per la ricostruzione degli avvenimenti, il racconto tramandato per tradizione orale e la narrazione, ascoltata da altri, di fatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://filoistoriando.blogsome.com/wp-admin/images/teoresiprassiscienzeuman_02.jpg" width="108" height="160" alt="" title="" border="0" style="" /></p>
	<p>Da&nbsp;<strong>Teoresi e Prassi delle Scienze Umane </strong>di Antonietta Pistone,&nbsp;Bastogi, marzo 2009</p>
	<p>Nel testo Problemi e metodi di storia antica lo storico Finley sostiene che in Grecia Tucidide, Senofane, Senofonte, Polibio, Ecateo e Strabone consideravano come fonti proprie per la ricostruzione degli avvenimenti, il racconto tramandato per tradizione orale e la narrazione, ascoltata da altri, di fatti e accadimenti. La teoria di Croce-Veyne ritiene, come riferisce Finley che &laquo;[&#8230;] dai Greci a noi l&rsquo;intelligenza della storia si &egrave; arricchita: non gi&agrave; che noi conosciamo i principi o i fini degli avvenimenti umani, ma di essi abbiamo acquisito una casistica assai pi&ugrave; ricca[&#8230;]&raquo;. <a id="more-165"></a>E questo, proprio per il fatto che gli storici successivi hanno potuto disporre di una maggiore quantit&agrave; di fonti e di una tradizione scritta che i loro predecessori non possedevano. Inoltre di un metodo di raccolta ed analisi dei dati, che tiene conto anche dei progressi delle pi&ugrave; moderne e sofisticate tecnologie a disposizione, e di un&rsquo;esperienza storica che si &egrave; andata, nel tempo, accumulando. La prima forma di tradizione storica &egrave;, dunque, orale e risiede nella memoria collettiva dei popoli. E sulla consuetudine si fonda la legislazione, che non &egrave; scritta ma basata sull&rsquo;abitudine, quell&rsquo;habitus di cui parla Aristotele nella sua Etica nicomachea, e che forma l&rsquo;agire in un determinato modo. Tradizione orale, memoria collettiva e consuetudine, ma anche fede imprescindibile nei racconti ascoltati, e nella credibilit&agrave; del testimone. Inoltre &laquo;inventiva e immaginazione dello storico&raquo; come sostiene Meyer, sono indispensabili per colmare le lacune con fantastiche e avvincenti avventure. La cultura greca &egrave; cultura del dialogo e della dialettica, come &egrave; ampiamente dimostrato dalle filosofie di Socrate, Platone, ma anche dai Sofisti, che puntano la riuscita della loro professione sul potere trascinante dell&rsquo;argomentazione retorica. E Aristotele mira al raggiungimento della verit&agrave; attraverso l&rsquo;enunciato, vero o falso che sia. L&rsquo;antichit&agrave; si prospetta, insomma, come una civilt&agrave; della parola e della narrazione orale, capace di trascinare e di affascinare, come fosse una metafisica della natura, dove gli elementi sono ad un tempo interpretati come forze vive ed energetiche. &Egrave; la storia del mito, dove la verit&agrave; appare e si disvela sotto forma di poesia. Quando il diritto comincia ad apparire nella sua forma positiva, come stesura organica di un corpo di leggi, le Dodici Tavole dei Romani, cambia e si modifica anche l&rsquo;idea di storia, perché mutano i rapporti tra gli individui. La civilt&agrave; romana &egrave; caratterizzata dal concetto di cittadinanza, come appartenenza ad un organismo statale, sia nella forma repubblicana che in quella dell&rsquo;impero, fortemente improntata al possesso di determinate qualit&agrave; individuali, che rendono gli uomini degni di rivestire ruoli determinati all&rsquo;interno dell&rsquo;urbs. La citt&agrave; si circonda di mura, e pietrifica il diritto e la memoria. Sallustio, Livio, Tacito, Cesare, sono gli storici dell&rsquo;imperialismo romano. Essi narrano la storia come vicenda umana scevra da qualsivoglia forma di tipizzazione, ed al contempo come aspirazione ad ideali quali il potere personale e l&rsquo;esaltazione della guerra che gi&agrave; Aristotele giustificava come strumento di dominio territoriale e di appropriazione di spazi. Cicerone, con le sue lettere offre uno spaccato dell&rsquo;epoca e Virgilio mostra una visione ancora poetica delle origini. L&rsquo;impero si crea attraverso l&rsquo;espansione territoriale. Cos&igrave; Finley riferisce &laquo;[&#8230;] era universalmente accettata nell&rsquo;antichit&agrave; l&rsquo;idea che la guerra fosse una condizione naturale della societ&agrave; umana&raquo;. La guerra di allargamento dei confini &egrave; privilegiata rispetto all&rsquo;azione bellica difensiva. Il dominio della nazione, le personalit&agrave; dei condottieri, possono emergere in battaglia. Ma la guerra &egrave; anche intesa come strumento di purificazione, una sorta di purga dell&rsquo;umanit&agrave; che elimina con semplicit&agrave; agghiacciante il diverso e ci&ograve; che &egrave; fonte di imbarazzo sociale. La democrazia del dialogo greco viene soppiantata dall&rsquo;aggressione dell&rsquo;esercito imperiale romano. Le fonti sono scritte perché devono testimoniare la grandezza delle imprese e degli eroi che hanno combattuto con valore per lo stato e per Roma. Di conseguenza si pone il problema della loro decodificazione. Scrive Finley, sempre a proposito dell&rsquo;implementazione contemporanea dell&rsquo;intelligenza storica &laquo;Un&rsquo;interpretazione storica &egrave; un complesso di risposte ad un insieme di domande. La documentazione non propone nessuna domanda. &Egrave; lo storico stesso a farlo, e ora egli possiede un idoneo apparato di concetti per la costruzione di ipotesi e di modelli esplicativi&raquo;. Ovviamente questo lavoro diventa pi&ugrave; semplice quanto maggiore &egrave; il numero dei dati a disposizione, anche se poi complica la problematicit&agrave; stessa della loro interpretazione. Ad ogni modo, tutto il mecenatismo augusteo altro non &egrave; che la giustificazione, colta e filosofica, di un potere imperiale. Inoltre, nell&rsquo;Eneide di Virgilio vi &egrave; la favolosa avventura dell&rsquo;eroe troiano che giunge sulle coste laziali per fondare Albalonga. Nasce cos&igrave; il mito delle origini. La grandezza e la potenza egemonica dei militari si fonde con la narrazione delle mitiche origini del popolo. Il crollo dell&rsquo;impero romano, che per Pirenne cade in seguito all&rsquo;invasione islamica, e che per Lombard &egrave; causato dalla debolezza economica delle citt&agrave; occidentali, che importano pi&ugrave; prodotti di quanti non ne esportano, svela l&rsquo;impossibilit&agrave; di tenere insieme, governandolo con capacit&agrave;, un vasto impero e culture cos&igrave; distanti le une dalle altre. Il 476 segna l&rsquo;inizio del Medioevo, epoca chiamata in tal modo quasi a voler significare una sua presunta irrilevanza storica, come se fosse solo un periodo di passaggio tra l&rsquo;imperialismo romano e la rinascita dell&rsquo;Umanesimo, che torna a riconfermare il potere dell&rsquo;uomosulla terra. Duby nel Sogno della storia, sostiene che prima della fine dell&rsquo;Impero romano un grandioso evento ha segnato in modo indelebile l&rsquo;umanit&agrave;. Il cristianesimo, e la nascita di Cristo sono un fenomeno dalla portata rivoluzionaria in ambito culturale. La stessa storia lineare ha impostato le sue periodizzazioni distinguendole in epoche prima e dopo Cristo, il cui anno di nascita definito anno zero significa un tale capovolgimento di valori culturali da far ritenere che addirittura la storia cominciasse, in modo del tutto diverso, dopo di Lui. Scrive Duby &laquo;Per i cristiani [&#8230;] vi sono due storie: una storia dell&rsquo;umanit&agrave; carnale, discendente, e una storia della salvezza, ascendente. Il Cristo le assume entrambe: &egrave; morto nell&rsquo;abiezione, &egrave; risuscitato nella gloria. Ed &egrave; questo avvenimento storico &ndash; la resurrezione la mattina di Pasqua &ndash; a rappresentare il punto zero di ogni cronologia&raquo;. Prima il senso carnale, del negativo e del peccato, annullato poi nella salvezza. La caduta dell&rsquo;impero romano assume, in questa prospettiva, il tramonto dell&rsquo;onnipotenza dell&rsquo;imperatore, che pretendeva di essere adorato come un dio. Difatti, le invasioni barbariche e l&rsquo;arrivo dei Musulmani, hanno minato le strutture imperiali almeno quanto i valori evangelici, le crisi economiche e demografiche, le mutazioni climatiche. Contro l&rsquo;idea della guerra come mezzo di dominio si andava affermando sempre pi&ugrave; il peso delle ideologie, delle scuole, del pensiero filosofico e teologico. &Egrave; la rivoluzione delle idee che la Chiesa, divenuta istituzione, ha temuto e frenato imbrigliandola nei tribunali dell&rsquo;inquisizione e negli indici dei libri proibiti. Questi sono certo gli aspetti meno nobili dell&rsquo;evo oscuro. Ma non si deve dimenticare che Medioevo fu anche sinonimo di sapere universitario, sviluppato proprio dalla tradizione amanuense dei monaci e delle abbazie. Che oltre alla feudalit&agrave; curtense che per Duby &egrave; &laquo;caratterizzata dall&rsquo;asservimento dell&rsquo;uomo all&rsquo;uomo&raquo;, ed &egrave; dedita alla produzione per il consumo, si sviluppa anche una civilt&agrave; signorile e cittadina attraverso la realt&agrave; dei comuni, che apre la strada a nuove forme di guadagno e di economia. La ricchezza della terra viene gradualmente sostituita dalla concezione del capitale che si deve accumulare e reinvestire su nuovi mercati. Le crociate per Le Goff, contrariamente a quanto crede Villari, &laquo;hanno alimentato l&rsquo;antisemitismo, e fomentato il fondamentalismo islamico, attraverso [&#8230;] il concetto di purezza del sangue che [&#8230;] condurr&agrave; alle teorie razziali, uno dei grandi demoni dell&rsquo;Europa&raquo;. La stessa tesi sostiene anche Runciman, che ritiene le Crociate responsabili di aver distrutto la cultura musulmana. Tuttavia, gli spostamenti marittimi verso l&rsquo;oriente, hanno aperto e sfondato quelle mura comunali, consentendo ai traffici mercantili di approdare verso nuovi porti. E le citt&agrave; marinare, costituendo in oriente i propri fondaci, contro la concorrenza ebraica, hanno dominato la scena dei traffici che si sono, infine, espansi in tutta l&rsquo;Europa. Tanto che lo stesso Le Goff giunge poi a sostenere che il Medioevo, che termina proprio nel 1492 con la scoperta dell&rsquo;America, ha fondato lo spirito europeistico, anche attraverso la costituzione delle monarchie nazionali, come poteri che si vanno a sostituire a quelli locali, nella fase espansiva dell&rsquo;economia in ripresa &laquo;L&rsquo;Occidente medievale conosce, soprattutto a partire dal X secolo, ma forse addirittura dal VII, una fioritura economica che non sar&agrave; realmente interrotta neppure dalla crisi del Trecento [&#8230;] pi&ugrave; di crescita che di declino [&#8230;] La popolazione cresce di tre volte [&#8230;] da 15 milioni a 50 milioni di abitanti [&#8230;] Il Portogallo s&rsquo;era staccato dalla Spagna [&#8230;] antiebraica e antimusulmana, costituendo una facciata atlantica dell&rsquo;Europa rivolta verso l&rsquo;Oceano, verso l&rsquo;Africa occidentale e, con Cristoforo Colombo, verso la futura America (1492)&raquo;. Sono proprio i nuovi traffici, infatti, l&rsquo;aspettativa del viaggio e il desiderio di scoperta che porteranno i Portoghesi in America. La storia medioevale era cantata dai trovatori e raccontata in forma di favola avventurosa, come la chanson de geste dei cavalieri. Il dolce stil novo di Dante della Divina Commedia rende in poesia il terrore dei medievali per il peccato e la pena dell&rsquo;aldil&agrave;. Nel Quattrocento la filologia umanistica ha come preciso obiettivo l&rsquo;accertamento della verit&agrave; dei documenti. Tuttavia Gabriele Pepe, insigne studioso medioevale, sosteneva l&rsquo;importanza dello studio dei diplomi imperiali, ritenendoli fonti storiche gi&agrave; prima che la diplomatica diventasse una vera e propria scienza. Cosa che accade solo nel 1861 con la pubblicazione del De re diplomatica libri sex da parte del Mabillon. La storia si pone nell&rsquo;ottica dell&rsquo;accertamento dei fatti, attraverso la veridicit&agrave; sostanziale dei documenti, e molti risultano apocrifi come la Donazione di Costantino dimostrata falsa da Lorenzo Valla. Nel Cinquecento fioriscono le utopie politiche. La storia &egrave; costruita su tipi ideali il cui richiamo &egrave; Platone unitamente agli altri storici greci. Ma queste utopie vengono tacciate di antistoricismo. Sono ancora l&rsquo;espressione di una storia pi&ugrave; vicina ad una favola stupefacente ed ideale, sebbene vi sia un costante richiamo ed uno spiccato interesse per l&rsquo;amministrazione politica cittadina. Anche l&rsquo;espressione artistica deve trovare una sua validit&agrave; pratica nella gestione della cosa pubblica, esempi in tal senso sono il Guicciardini, e Machiavelli con il suo Principe. Ma &egrave;, paradossalmente, la Rivoluzione scientifica del Seicento ad aprire nuove prospettive per la ricostruzione storica. Il costante richiamo all&rsquo;osservazione empirica e all&rsquo;esperimento si pone contro le pretese metafisiche e dogmatiche di saperi, gi&agrave; messi in discussione nel Quattrocento e durante tutto l&rsquo;Umanesimo rinascimentale, come la stessa interpretazione dogmatica del pensiero di Aristotele strumentalizzata, peraltro, dalla chiesa medioevale. Viene messo al bando tutto quanto si propone come autorit&agrave; indiscussa, ponendo in primo piano l&rsquo;interesse per l&rsquo;uomo come individuo appartenente alla sua storia. Vengono abbattute le aspettative di assolutismo scientifico dogmatico della scienza, intesa non pi&ugrave; come mero razionalismo idealistico, ma in quanto insieme di ipotesi sulla realt&agrave;, che nascono da problemi pratici del quotidiano, dove la contraddizione &egrave; sempre pronta ad emergere sulla lineare consequenzialit&agrave; del procedere logico assiomatico. L&rsquo;uomo &egrave; ritenuto unit&agrave; inscindibile di corpo ed anima. Individuo fallibile e peccatore per la Chiesa, ed essere finito destinato ad un&rsquo;esistenza limitata nel tempo e nello spazio. Vico, con i corsi e ricorsi storici, con la ciclicit&agrave; dell&rsquo;esperienza che incontra costantemente la contraddizione come possibilit&agrave; dello smacco, della perdita, dell&rsquo;errore, contro la linearit&agrave; rigorosa del procedere deduttivo inferenziale della logica e della metafisica classiche, scopre la problematicit&agrave; dell&rsquo;esistenza. Nel sostenere che il vero corrisponde al fatto egli anticipa le strutture spazio temporali di Kant, in quanto forma dell&rsquo;esperienza possibile e verosimile. Mentre Giannone, Sarpi, Muratori, Filangieri, Galiani e Genovesi riconoscono tra le cause dell&rsquo;arretratezza del meridione rispetto al nord d&rsquo;Italia la presenza della Chiesa e del malgoverno spagnolo. Entrambi, con l&rsquo;intolleranza fomentata dall&rsquo;antisemitismo e dalla lotta controgli islamici, hanno ingessato nella fissit&agrave; dogmatica delle pretese metafisiche la possibilit&agrave; storica dell&rsquo;uomo che si attualizza nella concretezza. Ritengo che il secolo dei lumi abbia principiato la storia moderna, come prodotto dell&rsquo;umana ragione, libera e autonoma di farsi nella scelta, sebbene da quella limitata e vincolata. L&rsquo;individuo esprime il coraggio di pensare e di essere le sue proprie alternative, il suo se stesso autentico, rompendo gli schemi, fidando nel progresso e nella scienza, senza la pretesa di giungere a verit&agrave; metafisiche ed indistruttibili. Da un lato vi &egrave; il senso del progresso lineare della storia, dall&rsquo;altro &egrave; comunque in agguato la possibilit&agrave; dell&rsquo;errore, dello smacco e dell&rsquo;involuzione. Ogni caduta &egrave; messa nel conto. Le battute d&rsquo;arresto sono previste. E vi &egrave; una differente maturit&agrave; della ragione, che corrisponde ad un modo nuovo di pensare l&rsquo;uomo. La ragione critica non &egrave; scettica, perché ripone fiducia nelle sue possibilit&agrave;, ma non &egrave; nemmeno dogmatica, perché sa di essere fallibile, cio&egrave; storica. Dopo Kant l&rsquo;uomo acquisisce la precisa consapevolezza di contrarre esperienze limitate nel tempo e circoscritte nello spazio. La storiografia non &egrave; cosa distinta e altra dalla didattica della storia. Non &egrave; possibile insegnare storia senza rappresentare le idee di coloro che hanno materialmente scritto quella storia. I giovani devono sapere chi hanno davanti, quale opinione esprime il testo che leggono. Per Vico &egrave; l&rsquo;uomo comune che fa la storia. I suoi autori prediletti sono Platone, che anticipa la tipizzazione ideale di Weber; Tacito, che descrive l&rsquo;uomo reale; Grozio per il suo giusnaturalismo come richiamo costante alla legge naturale dei popoli; Bacone, perché ipotizza una comunit&agrave; scientifica aperta, capace di lavorare in équipe e di rendere pubblici i risultati delle sue attivit&agrave; di ricerca. Insomma, Vico pensa ad una storia costruita con attenzione scientifica, cio&egrave; rigorosa, come frutto di lavoro interdisciplinare. Bisogna farla finita con la storia monumentale degli storici, che narrano le vicende dei popoli, delle nazioni, degli eroi. Che fanno la storia delle guerre, e dividono i popoli tra vittoriosi e sconfitti. Ma anche la storia categoriale dei filosofi &egrave; perdente. Non si pu&ograve; pensare di sistematizzare e classificare gli uomini, designandoli concettualmente in schemi prestabiliti. Bisogna combattere la violenza, al pari di qualsivoglia preteso dogmatismo. Le false categorie, gli schemi concettuali, che mortificano la vita nell&rsquo;illusione di produrre falso sapere. Etichettando l&rsquo;uomo, e alienandolo senza conoscerlo. Insomma, bisogna fondare una Scienza nuova. Che non abbia pretese di asettico scientismo, senza tuttavia essere dogmatica. Oggi non si pu&ograve; pensare ad una didattica della Storia che non tenga nel debito conto la storiografia. Si pu&ograve; ben dire che entrambe le discipline coincidano. Insegnare storia deve voler dire essere capaci di proporre ricerche e indagini. Poter utilizzare gli strumenti di ricognizione delle fonti che anche lo storico usa. Dimostrare abilit&agrave; nella scelta e nella selezione dei documenti. Nello studio e nell&rsquo;analisi critica che si conduce. Saper indirizzare i giovani, insegnando loro a porsi domande ed interrogativi sensati. La storia &egrave; fatta da noi tutti. Ogni cosa che appartiene all&rsquo;uomo &egrave; storica, in quanto, come direbbe Husserl, ne &egrave; una sua sustruzione, mentre lo spazio disegnato &egrave; la sua conformazione. La citt&agrave; parla dei suoi abitanti, a cominciare dalle costruzioni, dalla edilizia urbana, fino a giungere ai monumenti. Bisogna smetterla con il considerare storia l&rsquo;evento, il fenomeno eclatante ed eccezionale. Storia &egrave; la vita quotidiana di un popolo, la sua cultura di pace, il modo di avvicinarsi agli estranei, a tutto ci&ograve; che rappresenta qualcosa di altro da sé. La banalit&agrave; delle scelte di ogni giorno, la loro finitezza, conchiusa e limitata nel tempo preciso dell&rsquo;arco di una vita. Questa coscienza della propria intrinseca storicit&agrave; i giovani devono impararla perché, possedendola, possano cominciare da tale consapevolezza ad affrontare la vita. Cos&igrave; la storia diventer&agrave; maestra del senso, al pari della filosofia. Non per risolvere i problemi, ma per imparare a vederli nella loro giusta dimensione, per poterli gestire e dominare. Consapevolmente, senza presunzione alcuna di verit&agrave;. Per l&rsquo;appunto, in modo critico. Come si pu&ograve; negare il senso storico dell&rsquo;Illuminismo? Direi piuttosto che l&rsquo;uomo comincia ad acquisire il valore critico della propria storicit&agrave; proprio nel Settecento. Il progresso scientifico e le rivoluzioni, quella industriale inglese e quella culturale francese, portano al rafforzamento degli stati nazionali. Nel pensiero filosofico si insinua nuovamente il germe dell&rsquo;onnipotenza. E alla storia provvidenziale e cristiana del Manzoni si sovrappone la necessit&agrave; ideale dello spirito hegeliano come incarnazione razionale del destino nella storia. All&rsquo;incessante fluire del divenire eracliteo si sostituisce la potenza della necessit&agrave; dell&rsquo;essere e del pensiero di Parmenide. Hegel concepisce nella sintesi l&rsquo;esistenza della contraddizione logica, cos&igrave; come la possibilit&agrave; necessaria del suo superamento. Ma le categorie di Hegel, al pari di quelle kantiane, si mostrano astruse, vuote e asettiche. Nel panlogismo che tutto il reale giustifica in nome di una razionalit&agrave; superiore, esse sono negazione dello spazio e del &nbsp;tempo empirici, rivalutati poi dall&rsquo;esistenzialismo come possibilit&agrave; e determinazione nella scelta in quanto contraddizione materiale e storica. Interprete di questa istanza dialettica della storia, come continua contrapposizione e sviluppo, &egrave; il marxismo, chiamato anche materialismo storico. Marx intende la storia come costante fluire e defluire di conflitti, che si generano tra le classi sociali sulla base delle reciproche differenze economiche. Ciascuna classe, in particolar modo il proletariato, deve prendere coscienza della sua appartenenza ad una specifica categoria sociale, e portare avanti le proprie ragioni. Per forza di cose, derivando un conflitto di interessi, le classi entrano in competizione tra loro. I conflitti, che sorgono sempre per motivi materiali sfociano nelle rivoluzioni, che fungono da valvola di sfogo delle energie sociali e del malcontento e costituiscono una purga, perché eliminano il surplus impulsivo della societ&agrave; lasciando sopravvivere il meglio. Finley scrive in Problemi e metodi di storia antica &laquo;Per Marx [&#8230;] la guerra &egrave; una forma &ldquo;naturale&rdquo; del comportamento umano [&#8230;] il fattore di base della crescita economica e di conseguenza della trasformazione della struttura sociale&raquo;. Questa visione interpretativa della storia risulta parziale. &Egrave; pur vero che gli interessi economici sono un movente imprescindibile nella valutazione dei fatti storici. Ma si possono ridurre l&rsquo;uomo e le sue scelte alla sola gestione dell&rsquo;economia? Per amor del vero bisogna richiamare con forza l&rsquo;attenzione al nostro presente, nel quale la classe operaia &egrave; ben lungi dal subire lo sfruttamento degli imprenditori dell&rsquo;epoca di Marx, né le donne sono sottoposte a maltrattamenti e i bambini ad orari di lavoro massacranti. Questa realt&agrave; raccapricciante, che pure ha fatto storia, fortunatamente non esiste pi&ugrave;. Dunque il materialismo di Marx oggi pare anacronistico e fuori luogo, qualora lo si voglia presentare come unico criterio interpretativo della storia. Ad ogni modo gli si deve attribuire il merito di aver saputo proporre una visione reale dell&rsquo;idealismo hegeliano che nella sua pura idealit&agrave; giustificava i regimi totalitari, come la stessa dittatura del proletariato di Marx. Di contro a questo tipo di storiografia il positivismo di Vailati, Villari e di Salvemini propone per lo studio della storia i metodi propri delle scienze esatte. Osservazione empirica, raccolta dei dati e loro classificazione sistematica, verificando puntualmente il ripetersi del fenomeno, in assenza o presenza di determinate componenti strutturali. Lo storico deve possedere intuito e deve essere capace di inferire da pochi elementi indiziari la conclusione ipotetica di un fenomeno. Con il fiuto di un investigatore, dagli elementi raccolti deve giungere a stabilire la verit&agrave; dei fatti. Questa metodologia di ricerca applica alla storia il rigore della sociologia, e la interpreta come l&rsquo;instaurarsi di situazioni prevedibili, al verificarsi di determinate condizioni. La regolarit&agrave; dei fenomeni sociali che si susseguono &egrave; verificata con cadenze predeterminate, tipiche delle ipotesi costruite dalle scienze naturali, come gi&agrave; Bacone faceva con l&rsquo;induzione. Mill e Comte, con la fisica sociale, propongono un siffatto approccio. Ma l&rsquo;Ottocento &egrave; il secolo della storia e della storiografia filosofica. Proprio per questo motivo, fioriscono dappertutto studi che indicano la strada da intraprendere per lo studioso, interessato al problema. La grande scuola dello storicismo tedesco, rappresentata da Dilthey con l&rsquo;Introduzione delle scienze dello spirito e con la loro Fondazione nel 1905, introduce alla storiografia contemporanea, e segna l&rsquo;inizio della didattica storica del Novecento. Essa si pone come frattura nei confronti delle categorie kantiane, perché le ritiene astratte e vuote; dell&rsquo;idealismo hegeliano che giustifica i totalitarismi attraverso la concezione del dispiegarsi della ragione assoluta nella storia; del marxismo e del materialismo storico, rifiutandosi di interpretare la storia alla luce dei conflitti di classe e dei movimenti economici di una societ&agrave;; del positivismo che intende studiare l&rsquo;uomo alla stessa stregua delle scienze della natura, attraverso causalit&agrave; meccaniche. Per Dilthey la storia &egrave; prodotto umano. &Egrave; cultura e civilt&agrave;, dir&agrave; poi Spengler nel Tramonto dell&rsquo;occidente. Essa si oppone alla natura, che &egrave; necessit&agrave;, con il suo dinamismo organico, con la sua vitalit&agrave; empirica. Le scienze della natura devono essere spiegate attraverso meccanismi causali. Il fine dell&rsquo;uomo &egrave; il suo dominio sulla realt&agrave;. E la storia &egrave; connessione dinamica evolutiva. Spengler ritiene che le civilt&agrave;, come prodotto storico, sono destinate al tramonto. La storia, diversamente dalla natura, non si ripete. Essa pu&ograve; soltanto rivivere nella memoria di chi la ricostruisce. Le fonti devono essere selezionate sulla base di interessi propri dello storico. Mentre per Ranke &egrave; possibile una storiografia oggettiva, Droysen, Zeller, Burckhardt, Mommsen, Niebuhr ritengono che lo storico selezioni i materiali rispettando i personali interessi e la sua visione del mondo. Questo tipo di approccio storiografico, porta per un verso allo scetticismo di Simmel. D&rsquo;altra parte Troeltsch e Meinecke, come Rickert riconoscono, nei valori di riferimento dello storico, l&rsquo;esistenza di un richiamo costante ad una verit&agrave; assoluta, quasi religiosa. Windelband, invece, distingue le scienze in nomotetiche, della natura, e idiografiche, cio&egrave; storiche. Insomma, lo storicismo tedesco ha sottolineato che vi &egrave; necessit&agrave; di un differente approccio alle scienze dello spirito, e che la scientificit&agrave; della storia non &egrave; assolutamente paragonabile a quella delle scienze naturali, che possono essere descritte attraverso un intrinseco meccanicismo causale con metodi di categorizzazione sistematica, evidenziando la regolarit&agrave; dei fenomeni. Il mondo della natura &egrave; mondo di necessit&agrave;, laddove quello della storia &egrave; mondo di libert&agrave;. Tuttavia Max Weber, respingendo lo psicologismo di Dilthey propende per un&rsquo;interpretazione ideale dei tipi storici. Quasi tornando alle categorie filosofiche, egli ritiene che lo storico possa, nel fenomeno specifico, estrapolare una razionalit&agrave; ideale tipizzandolo, un po&rsquo; come faceva Platone col suo metodo utopico. Attualmente, si propende per una storia econometrica, sul tipo di quella proposta da Jones, demografica e statistica, come prospetta Lucia Valle nella sua Didattica modulare della storia &laquo;La demografia storica testimonia il passaggio della ricerca dalla &ldquo;Grande Storia&rdquo; alla piccola storia [&#8230;] Non &egrave; storia d&rsquo;élite, ma piuttosto [&hellip;] storia della vita quotidiana di un popolo &ldquo;muto&rdquo;, sfornito di segni storici evidenti, impegnato in un duro rapporto di adattamento/trasformazione rispetto alle risorse economiche disponibili e alle condizioni ambientali [&#8230;] La nozione di storia demografica viene trattata didatticamente per far emergere il concetto di storia strutturale, a completamento ed integrazione della storia narrativa[&#8230;]&raquo;. Ma &egrave; importante anche una storia sociale sul modello proposto dagli annalisti francesi Febvre e Bloch. Una storia, cio&egrave;, che tenga conto di tutte le dimensioni dell&rsquo;uomo. Che sia psicologica, sociologica, antropologica. Che comprenda il sentimento religioso di un popolo, della sua civilt&agrave; culturale. Che si preoccupi del modo di educare i fanciulli e delle strutture scolastiche, in rapporto al territorio e alla sua gestione politico amministrativa. Una storia economica, dei partiti e dei movimenti ideologici. Degli spostamenti delle masse sul territorio. Delle variazioni demografiche. Della modificazione degli spazi nella loro occupazione abitativa, e del tipo di sfruttamento che si fa del suolo. &Egrave; cambiato, nel tempo, il concetto filosofico di uomo. L&rsquo;esistenzialismo, il personalismo, la fenomenologia, hanno posto l&rsquo;accento sulla sua storicit&agrave; esistenziale. Gli annalisti francesi hanno empiricizzato le categorie kantiane dello spazio e del tempo. Le hanno arricchite perché le hanno riempite dell&rsquo;uomo, conferendo ad esse un senso ed un valore sperimentale che il formalismo di Kant non poteva annettervi. L&rsquo;ermeneutica di Gadamer ha puntualizzato come l&rsquo;uomo sia, in ogni sua attivit&agrave;, comprensione ed interpretazione del mondo. Il pregiudizio che Bacone voleva eliminare, per purgare la mente, oggi viene ritenuto precondizione indispensabile per la precomprensione del fatto storico. L&rsquo;uomo &egrave; storia delle sue esperienze attuali e pregresse. Anche quando fa scienza, sia nell&rsquo;analisi che nella sintesi della ricostruzione, non pu&ograve; tralasciare la sua propria umanit&agrave; storica, i suoi pregiudizi, la sua visione del mondo. Fare storia vuol dire interpretare il passato, comprenderlo attraverso una ricostruzione seria e puntuale dei fatti e dell&rsquo;accaduto. Ma l&rsquo;atto della ricostruzione &egrave; gi&agrave;, implicitamente, un&rsquo;interpretazione come sostiene Gadamer in Verit&agrave; e metodo. La mente non &egrave; tabula rasa, e la storia propone e progetta un senso ed un valore, nella conservazione della memoria storica e nel rispetto dell&rsquo;alterit&agrave; dell&rsquo;altro, presentandosi come possibilit&agrave; di interazione dialogica tra individui. Contro le tentazioni dell&rsquo;onnipotenza costruttivista, la Favola delle api di de Mandeville ci mostrava, gi&agrave; in epoca illuminista, come fosse possibile verificare storicamente il susseguirsi di effetti imprevisti ed inintenzionali per cause intenzionali. Il caso, l&rsquo;imprevisto, in storia sono la regola. L&rsquo;uomo non &egrave; prevedibile come la natura. Vi &egrave;, in Gadamer, un richiamo costante all&rsquo;esperienza, ritenuta il banco di prova della verit&agrave; del fatto storico. In essa, tuttavia, non bisogna ricercare la conferma delle ipotesi pensate, come faceva Aristotele e come vogliono i neopositivisti. Questi ultimi, con il loro verificazionismo induttivo, falsano la sperimentazione empirica, costringendo i fatti a rispondere alle loro previsioni mentali. Popper, attraverso il realismo ed il razionalismo critico, rifiuta questa interpretazione della scienza. Per lui, come per Gadamer, l&rsquo;esperienza autentica, direbbe Heidegger, &egrave; negativa, e si risolve nello smacco, mostrando la falsificabilit&agrave; dell&rsquo;ipotesi formulata. Cosa significa questo? Bisogna diventare scettici sotto il profilo scientifico, e ritenere che non siano possibili, per l&rsquo;uomo una scienza ed una metafisica? Ovviamente, contro il nichilismo nietzschiano, la morte dei valori e lo scetticismo, si propone una visione adulta del mondo e della storia. Essa &egrave; una nuova filosofia realista, proprio perché non scettica. Ma critica, cio&egrave; consapevole della sua storicit&agrave;, del fallibilismo intrinseco in ogni ipotesi scientifica o storica che sia. Vattimo nel suo scritto Il pensiero debole evidenzia come non sia possibile, oggi, pensare in senso forte alla maniera dei filosofi dell&rsquo;antichit&agrave;, costruendo grandi sistemi di pensiero. La debolezza propria dell&rsquo;uomo contemporaneo &egrave;, ad un tempo, sintomo della sua grandezza, come soggetto della razionalit&agrave; critica e storica. Bisogna, per&ograve;, evitare che la storia diventi un problema di linguaggio, come accade per gli analisti, e come lascia intendere lo stesso Heidegger, il quale ritiene che l&rsquo;intuizione umbratile della realt&agrave; &egrave; la sola verit&agrave; possibile per l&rsquo;uomo, che costruisce poi la sua metafisica nel linguaggio. &Egrave; pur vero che senza lo strumento linguistico non si potrebbe dominare il mondo circostante, e che l&rsquo;uomo ha bisogno di conferire all&rsquo;oggettualit&agrave; un nominalismo concettuale, capace di organizzare, ordinandolo, il reale. Come sostiene Ricoeur l&rsquo;uomo ha bisogno di simbolizzare. Ma personalmente mi trovo a dare ragione a Popper e ad Emilio Betti, quando sostengono che l&rsquo;ermeneutica non deve diventare una presunta costruzione razionale dell&rsquo;oggetto nel linguaggio, attraverso il conferimento del senso e del valore. L&rsquo;oggetto resta confermato nella sua realt&agrave;. Il fatto storico, come tale, esiste. Il soggetto si fa carico, consapevolmente, della sua precomprensione e della predisposizione a conoscere, intesa come apertura spirituale. Ma mentre Betti ritiene che sia possibile conoscere ed interpretare la totalit&agrave; del reale, Popper propende per una conoscenza sempre parziale, limitata nel tempo e nello spazio. Il fine rimane l&rsquo;uomo, nella comprensione della sua totalit&agrave; olistica, inteso come la persona di cui parla Mounier, sebbene attraverso esperienze pur sempre parziali. Ricoeur, per&ograve;, polemizza con la falsa coscienza che hanno costruito il materialismo storico, la volont&agrave; di potenza nietzscheana, l&rsquo;io freudiano come sintesi di es e super-io. Popper aggiunge alla lista Hegel e gli idealisti, Platone che ha pietrificato la societ&agrave;, immobilizzandola nella sua repubblica utopica, Socrate che si presenta come possessore della verit&agrave;, Eraclito, il cui divenire &egrave; diventato necessit&agrave; stocastica paragonabile all&rsquo;essere di Parmenide, insieme ad ogni totalitarismo, dogmatismo, e assolutismo politico. Popper propende per una sola verit&agrave;, e ritiene che lo storicismo abbia diviso l&rsquo;uomo. Dilthey ha separato le scienze della natura da quelle dello spirito, creando una doppia verit&agrave;. Da un lato la necessit&agrave; della natura, dall&rsquo;altro la libert&agrave; umana della storia. Vi &egrave;, perci&ograve;, necessit&agrave; di costruire un nuovo concetto di scienza. &Egrave; possibile una metafisica trascendentale, in senso kantiano. L&rsquo;uomo pu&ograve; e deve conferire senso e valore alla sua esperienza storica e scientifica. Sia la storia che le scienze devono essere sottoposte al criterio di falsificazione. Pur riferendosi entrambe ad una realt&agrave; fattuale ed oggettuale, esse sono costruzioni razionali dell&rsquo;uomo, ed in quanto tali risentono della storicit&agrave; esistenziale, spaziale e temporale. Ogni teoria &egrave; scientifica perché si rappresenta una visione del mondo, ma lo studioso deve lavorare con la costante consapevolezza della sua superabilit&agrave; storica. Deve accettare la possibilit&agrave; della contraddizione, non intesa come mera possibilit&agrave; logica, bens&igrave; come falsificabilit&agrave; metodologica. La storia non &egrave; lineare, ma problematica, come sostiene Furet. Ciononostante si deve superare sia l&rsquo;induzione per enumerazione, essendo la possibilit&agrave; dell&rsquo;esperienza potenzialmente illimitata, sia quella per eliminazione, per lo stesso motivo che falsifica l&rsquo;induzione per enumerazione. Ogni ricerca muove da problemi, e procede per risoluzione di problemi, interrogando la realt&agrave; circostante e le fonti. L&rsquo;osservazione del reale, che &egrave; comunque di tipo induttivo, non pu&ograve; prescindere da una sua inscindibile interpretazione teorica, attraverso la formulazione di ipotesi mentali, di congetture razionali, che devono essere comprovate sul piano empirico sperimentale, perché la comunit&agrave; scientifica possa accettarle come consacrate teorie. Ci&ograve; non toglie che lo studioso si debba muovere con la precisa consapevolezza della validit&agrave; storica della sua tesi, il che implica ad un tempo la possibilit&agrave; futura di un suo superamento. Il nuovo paradigma di Storia che si intende portare all&rsquo;attenzione dei giovani si basa sull&rsquo;idea che il passato sia un processo problematico da ricostruire. La sua conoscenza stimola il senso critico ed educa la coscienza civica delle future generazioni, perché esse possano giungere a sapere, saper vivere con gli altri, saper essere. Questo concetto di Storia presuppone il suo insegnamento disciplinare come fondamentale per la formazione umanistica. Abbandonata l&rsquo;idea di una Storia che si racconta nel suo dispiegarsi lineare e favolistico, ci si pone il problema di far comprendere ai giovani lo spessore culturale della tradizione orale e scritta, e l&rsquo;importanza ed il peso che le fonti assumono, nell&rsquo;ambito di tale ricostruzione. Perché, cos&igrave; come per la Filosofia, l&rsquo;obiettivo principale che la scuola intende raggiungere, con l&rsquo;insegnamento della Storia, lungi dall&rsquo;essere un sapere mnemonico dei fatti, &egrave; la formazione e la maturazione delle coscienze. I giovani devono s&igrave; possedere la cognizione materiale degli avvenimenti, ma soprattutto devono saper discernere dalla narrazione i fondamenti concettuali, come strutture portanti del pensiero critico attraverso cui si snodano i fatti. E padroneggiare al contempo nozioni basilari di metodologia della ricerca storica, per essere in grado di ripercorrere mentalmente il cammino di indagine dello studioso, e poter leggere i contenuti con acutezza e spirito di riflessione. La ricostruzione del processo storico non pu&ograve; prescindere dalla raccolta dei dati disponibili. Essa si esplica attraverso la catalogazione seriale e la sistemazione statistica degli elementi utili, ai fini della interpretazione degli accadimenti in chiave ermeneutica. Il che comporta una lettura ed un&rsquo;analisi delle fonti in termini sintattici e semantici, per il loro significato letterale, e la loro collocazione contestuale. Una significazione del dato storico, quindi, compreso alla luce del suo proprio senso intrinseco, e al contempo collocato nel contesto di riferimento euristico precedente, oltre che in quello di inserimento logico e sequenziale successivo. Questa interpretazione &egrave; data dallo storico in dipendenza dell&rsquo;uso che fa dei documenti. Perché la storia non sia solo un&rsquo;interpretazione antiquaria delle &ldquo;reliquie&rdquo; del passato, né un&rsquo;esposizione monumentale dei modelli della realt&agrave;, ma affinché diventi osservazione critica dei fatti accaduti, essa deve avere come suo imprescindibile presupposto la lettura delle fonti. Le fonti storiche a disposizione si distinguono in primarie e secondarie. Primarie sono tutte le testimonianze dirette di un avvenimento. Secondarie sono le fonti interpolate, e comunque manomesse in precedenza dal narratore. Anche il tempo &egrave; un selettore delle fonti storiche, poiché determina l&rsquo;usura o lo smarrimento dei documenti. Gli storici poi apportano ad essi un ulteriore taglio, scegliendone alcuni e scartandone altri, ai fini della loro collocazione contestuale. Lo studioso rinviene le fonti in tutti i documenti scritti, nella tradizione orale dei popoli, ed in tutte le testimonianze monumentali e paesaggistiche che possono raccontare qualcosa del passato e degli uomini che hanno occupato quei siti. La sintassi letterale del documento &egrave; primo ed imprescindibile compito dello storico, ma per una ricostruzione seria del passato &egrave; altrettanto indispensabile conoscere i luoghi che hanno visto nascere quei segni dell&rsquo;umanit&agrave;. Ogni espressione dell&rsquo;uomo non pu&ograve; essere scissa dal suo ambito di gestazione. La cultura &egrave; una sovrastruttura. Essa rappresenta il tentativo dell&rsquo;umanit&agrave; di tenere a freno le forze selvagge ed incontrollate della natura. Di porre ordine e sistematizzare. Il segno dell&rsquo;uomo ha un referente nel suo luogo di nascita, ed in quel luogo va collocato per comprendere il suo pi&ugrave; intimo significato. La scrittura &egrave; un mezzo di comunicazione che deve essere integrato da altre forme espressive. Esistono i segni verbali, non verbali e scritti. Ma vi sono anche i simboli, come l&rsquo;insieme di tutte le edificazioni monumentali, e le divisioni territoriali, con cui i popoli, per abitare uno spazio geografico, hanno scritto la loro storia. Lo studioso deve essere capace di ritrovare ed interpretare le fonti materiali del passato, ma altres&igrave; deve essere abile nel saper convertire in fonte ogni indizio territoriale che gli parli di un popolo. L&rsquo;uomo, difatti, &egrave; storia perché vive in un tempo preciso e determinato, ma questa esistenza, proprio perché temporale, si estrinseca in uno spazio geografico, che finisce per parlare il linguaggio del popolo che lo occupa, facendolo divenire suo proprio e circoscritto territorio. Bisogna, pertanto rivalutare il rapporto della fonte con il suo luogo di ritrovamento. Ed al contempo, soprattutto nelle scuole secondarie superiori, testimoniare l&rsquo;importanza del territorio, come spazio geografico, per conferire ad ogni avvenimento storico un preciso valore contestuale. Far comprendere ai giovani che se un determinato fatto si &egrave; svolto con modalit&agrave; tipiche, ci&ograve; &egrave; dovuto anche al suo dispiegarsi in quello specifico ambiente, oltre che al suo svolgersi in quel preciso momento. Coinvolgendo in prima persona i discenti nel percorso di ricerca, e muovendo dal manuale solo per apprendere la basilare cronologia degli eventi e lo svolgimento dei fatti accaduti. La capacit&agrave; del docente si rivela sostanzialmente nel saper instillare negli animi dei giovani le motivazioni a procedere in modo autonomo, ponendosi domande e azzardando risposte plausibili per ogni ipotesi formulata. Insomma, creando quelle motivazioni che inducono l&rsquo;interesse critico per la materia scolastica. La Storia dell&rsquo;umanit&agrave; comincia dal graffito che un antropoide ha scalfito su una roccia. Ma quel segno &egrave; il primo tentativo dell&rsquo;uomo di assoggettare e modificare uno spazio territoriale, dopo averlo occupato. Ogni ambiente finisce per parlare del popolo che lo abita, perché l&rsquo;uomo comincia a fare Storia nel momento in cui comincia a comunicare, a parlare di sé, e a far parlare di sé le cose e gli spazi che lo circondano. La Storia nasce da un&rsquo;impronta che l&rsquo;uomo lascia sulla pietra, consegnandola al tempo ed ai posteri. Un segno sulla parete rocciosa, attraverso il quale il primitivo si offre, proponendosi ai suoi figli con tutta l&rsquo;angoscia dell&rsquo;ignoto, la disperazione della morte e la paura del limite. Un&rsquo;orma che grida per affermare l&rsquo;esistenza, che graffia per superare il dolore della sua fatuit&agrave;. Si comprende, cos&igrave;, se ci si vuole riappropriare fino in fondo delle autentiche radici culturali, il valore didattico della storia locale. Il discente, aiutato dall&rsquo;insegnante, deve imparare a conoscerla e a ricostruirla. Il metodo privilegiato &egrave; quello delle esercitazioni scolastiche, di laboratorio, attraverso la ricerca sistematica delle fonti, la loro selezione e catalogazione seriale, la lettura statistica dei dati risultanti. Infine la &nbsp;riflessione e la conclusione critica, individuale o di gruppo, che inducono a supportare un&rsquo;ipotesi interpretativa. Questo modo di insegnare la Storia, avvicina la materia alle esigenze pratiche di comprensione del territorio in cui il giovane vive, rendendola meno astrusa e distante dai suoi pi&ugrave; immediati interessi. La didattica cos&igrave; impostata prevede l&rsquo;uso delle pi&ugrave; avanzate tecnologie, dalla fotografia, al documentario, alla mappa concettuale, all&rsquo;ipertesto. Ogni avvenimento resta inserito in un contesto spaziale e concettuale, che gli conferisce un senso pi&ugrave; completo e globale. Il &nbsp;giovane pu&ograve; cos&igrave; collocare le sue conoscenze in una rete di informazioni, aventi significato multi ed interdisciplinare. Ci&ograve; comporta e garantisce, a livello didattico, l&rsquo;implementazione dell&rsquo;esperienza culturale e valoriale, facilitando, sia per l&rsquo;insegnante che per l&rsquo;allievo, il feedback e la retroazione, nel percorso formativo. In accordo a questo metodo si allineano le indicazioni dei Programmi Brocca. Il manuale, che per anni &egrave; stato ritenuto la fonte privilegiata di insegnamento della materia, viene ad assumere una valenza strumentale. Esso fornisce lo spunto ad approfondire i contenuti di partenza, dai quali deve prendere le mosse il lavoro di ricerca vero e proprio. La conoscenza critica della propria realt&agrave; locale, dal punto di vista storico e sociale, favorisce nel giovane la formazione di un atteggiamento di curiosit&agrave; riguardo al passato, con l&rsquo;intento di rapportarlo al suo presente. Al contempo produce il rispetto delle diversit&agrave; culturali, la tolleranza dell&rsquo;alterit&agrave; dell&rsquo;altro, chiunque esso sia, e contribuisce alla formazione di una cultura umanistica in senso lato, poiché stimola il desiderio di confronto eclettico con le altrui esperienze. Il sapersi rapportare all&rsquo;altro, mettendosi in discussione, il ritrovarsi nell&rsquo;altro attraverso il dialogo, che ricompone le differenze nella comune umanit&agrave;, &egrave; il fine morale che la Storia, come disciplina scolastica, si propone di perseguire. Il presupposto teorico di siffatto obiettivo didattico &egrave; nel binomio uomo-natura, direttamente proporzionale a quello tempo-spazio. Di queste categorie ideali ne rappresenta l&rsquo;attuazione concreta, nel fluire della vita. Il tempo interiore umanizzato nella durata diviene quello naturalizzato degli istanti scanditi nello spazio, allorché l&rsquo;uomo uscendo da sé, deve misurare la sua continuit&agrave; psichica con la frammentazione del territorio esterno. E cos&igrave; come l&rsquo;uomo finisce per dominare la natura, allo stesso modo il tempo modifica gli spazi, costringendoli a parlare di lui. L&rsquo;altro &egrave; perci&ograve; la sua storia perché vive il suo tempo, ed &egrave; la sua natura perché per vivere il suo tempo deve modificare il suo spazio. E lo si ritrova nel suo tempo solo quando si pu&ograve; comprendere come ha assoggettato il suo spazio. La Storia cos&igrave; intesa rappresenta sia il fluire che l&rsquo;avvicendarsi problematico del pensiero. Questo pensiero che muove le masse e determina gli &nbsp;orientamenti di un popolo si estrinseca nella sua azione sul territorio. Il suo inarrestabile ed inafferrabile corso, si &egrave; d&rsquo;un tratto cristallizzato. E immobilizzato in forme che lo hanno reso immortale ed eterno, si &egrave; fatto interprete della tensione umana verso l&rsquo;assoluto, costringendola a dare delle risposte esaurienti, sebbene non definitive. L&rsquo;uomo e la sua storia hanno un senso ed un valore. Questo senso e questo valore devono essere riscoperti, e ritrovati. Umanizzando le scienze, contro ogni pretesa assolutizzante degli scientisti, cos&igrave; come degli analisti. La tecnica ed il linguaggio sono mezzi, e non possono e non devono diventare fini. Qual &egrave; il futuro della storia, e della sua didattica, allora? Mi piace intenderlo come presentazione ai giovani dei fatti, attraverso le loro molteplici interpretazioni storiografiche, mostrandole come sintesi di un lavoro interdisciplinare. Educare al senso della storia, a partire da quella della propria individualit&agrave;, fino alla storia familiare, scolastica e sociale in senso lato. Sviluppare un rapporto costante con la memoria e la tradizione, a partire dalla famiglia, come prima forma di socializzazione. Per poter poi proporre la storia come ricerca sul campo, muovendo dalla ricostruzione di piccoli aspetti della storia locale, e rimaneggiando le fonti, per azzardare interpretazioni. Utilizzare le moderne tecnologie informatiche, il computer ed internet, per ricerche individuali e di gruppo, e per rendere il lavoro sistematico. Proporre il concetto di eredit&agrave; culturale della storia, per sostituirlo a quello di causalit&agrave;. Difatti, oggi interessante e vivace &egrave; il dibattito sulla ereditariet&agrave; storica o sulla pura causalit&agrave; dei &nbsp;fatti pi&ugrave; significativi che regolano la vita del nostro tempo. Il problema che attualmente affligge gli studiosi, nel momento in cui si accingono ad esaminare le paure dell&rsquo;Occidente, riguarda l&rsquo;uso indiscriminato delle moderne tecnologie. Il Medioevo &egrave; stato caratterizzato dal timore delle guerre, delle carestie e delle pestilenze, quasi fossero un presagio della fine del mondo e del castigo che Dio infliggeva agli uomini. L&rsquo;Occidente teme oggi una catastrofe ambientale. Il Medioevo, storicamente tormentato dalle invasioni barbariche, e filosoficamente oscurato dalla confusione del paradigma gnoseologico con quello metafisico, viveva nella asfittica chiusura della cultura monastica e della economia curtense. Nel timore di aprirsi all&rsquo;ignoto, di varcare le Colonne d&rsquo;Ercole della conoscenza e di commettere il peccato di superbia contro Dio creatore, riteneva la Bibbia libro di scienza oltre che di fede, accettando senza discernimento critico la sua autorit&agrave;. La societ&agrave; post-industriale ha confuso tra loro il paradigma scientifico e quello tecnologico. La ragione &egrave; asservita alla tecnica, al solo fine di ricavarne vantaggi economici e politici. La cultura &egrave; stata massificata e resa schiava dei regimi e delle mode. Nel Medioevo la cultura della Chiesa impediva alla Scienza di progredire, sciolta dai vincoli dogmatici, sul suo cammino verso l&rsquo;emancipazione dell&rsquo;umana ragione. Oggi la totale assenza di valori e di punti di riferimento basilari, fa della Scienza una tecnica arida e distante dall&rsquo;uomo, in quanto portatore di valori spirituali, perché incapace di interpretarlo come suo soggetto. La Scienza ha un suo senso specifico nel servire l&rsquo;umanit&agrave;. Non &egrave; pensabile una ricerca che sia fine a se stessa. Dovendo assolvere a questo suo nobile compito, ponendosi al servizio dell&rsquo;uomo, essa non pu&ograve; misconoscere i valori morali ed etici che la rendono, per questo, finalizzata al progresso della vera razionalit&agrave;. Una razionalit&agrave; che tenga in conto la globalit&agrave; dell&rsquo;uomo, radicata nella natura degli istinti, e nobilitata nella sovrastruttura del pensiero, che si fa cultura. Dal passato, il presente ha ereditato la mancanza di vera libert&agrave; intellettuale e scientifica. Assistiamo, oggi, all&rsquo;illusione di una ragione libera da vincoli dogmatici. In realt&agrave;, se prima essa era asservita al potere della Chiesa secolarizzata, oggi si presenta inaridita dalla tecnologia capitalistica, usata come &egrave; a fini politici. Una ragione davvero libera &egrave;, purtroppo, tuttora un&rsquo;utopia. Essa deve ancora essere liberata. Ma la sua emancipazione non pu&ograve; che passare per l&rsquo;uomo. Solo una rivalutazione dell&rsquo;umanesimo integrale, delle filosofie personalistiche, basate sul riconoscimento dell&rsquo;altro, del tu dialogico, dell&rsquo;alterit&agrave; olistica, pu&ograve; concretamente &ldquo;liberare&rdquo; la ragione. Una ragione libera deve assumersi la propria responsabilit&agrave; nei confronti della natura, che deve poter dominare senza distruggere. Deve tenere presente l&rsquo;uomo come fine della sua ricerca, e capire che preservare l&rsquo;equilibrio ecologico equivale a proteggere anche l&rsquo;uomo e le specie animali. Deve rivalutare l&rsquo;arte come espressione della vita. La dimensione psichica come elemento della spiritualit&agrave;. I valori come punti di riferimento per la Scienza. L&rsquo;etica come salvaguardia critica per le tecniche ed il loro uso. In una parola, per liberare la ragione bisogna umanizzare la Scienza, assecondando quella ricerca del senso cui gi&agrave; Husserl faceva riferimento nella Crisi delle scienze europee. Tra gli anni &rsquo;50 e gli anni &rsquo;60, si assiste al boom economico, industriale e demografico del dopo guerra, che incrementa gli agi e la condizione di benessere, inducendo la errata convinzione che la felicit&agrave; possa essere acquistata al supermercato. Se si tiene conto che questo fenomeno segue alla povert&agrave; e agli stenti dovuti al collasso economico del periodo bellico, &egrave; anche comprensibile come ci&ograve; sia potuto verificarsi agevolmente. Il mito americano del facile consumo, si &egrave; poi radicato per imitazione, passando oltre i beni di prima necessit&agrave;, portando la gente a credere che anche il potere e il successo, si possano apprendere e trasmettere come un&rsquo;arte. Sicché vivere diventa un produrre velocemente per consumare in fretta. E la velocit&agrave; diventa il mito di ogni forma della ragione. C&rsquo;&egrave; la velocit&agrave; della produzione, quella del consumo, quella del pensiero, e quella delle macchine. E la velocit&agrave; diventa superficialit&agrave;, a scapito della profondit&agrave;. Ovviamente, la ricchezza concentrata nelle mani di pochi detentori del potere determina l&rsquo;implementarsi delle aree di povert&agrave; e di emarginazione, sia &nbsp;economica che culturale. Il &lsquo;68, con le sue lotte studentesche ed operaie, mira a ristabilire proprio quest&rsquo;ordine e questo equilibrio, che sono stati infranti. &Egrave; il pensiero divergente che irrompe nella Storia, contro l&rsquo;ordine precostituito ed apparente dei regimi di potere. Cos&igrave;, gli anni &rsquo;70 saranno caratterizzati dalla cultura di massa, dove tutto viene omologato. E se da un lato anche la cultura si fa merce massificandosi, dall&rsquo;altro emergono i gruppi settari dei Figli dei fiori, degli Indiani metropolitani, insieme a nuove filosofie, che inneggiano allo spirito di libert&agrave; individuale. E mentre la cultura si globalizza e si specializza alle culture e l&rsquo;economia si apre all&rsquo;Europa, comincia a manifestarsi il bisogno di emergere, tipico dell&rsquo;individualismo. Difatti, quanto pi&ugrave; ci si confronta con gli altri, attraverso un dialogo economico, politico e culturale aperto, tanto pi&ugrave; si ritorna ad implementare la propria personalit&agrave; e ad esaltare la propria tradizione locale. La libert&agrave; dai vincoli dogmatici, prima imposti dalla Chiesa, porta, negli anni &rsquo;80, a ritenere che non esista una verit&agrave; assoluta, sia in ambito morale, sia in ambito scientifico. Viviamo perci&ograve;, oggi, in un&rsquo;epoca dominata dal relativismo nichilistico, dalle filosofie esistenziali, che convergono attorno al pensiero debole, in una costante incertezza, priva di riferimenti validi, alla ricerca, come Peter Pan, dell&rsquo;isola felice. Abbiamo ereditato dal passato l&rsquo;illusione della ragione, troppo vincolata ed asfittica quella del Medioevo, troppo anarchica ed amorale la nostra. La ragione non pu&ograve; asservirsi alle verit&agrave; di fede, perché queste sono intuitive, laddove quella, nel suo procedere per inferenze deduttive, &egrave; coerente con gli assunti del processo logico, e si rimette alla teoria della dimostrazione matematica. Non pu&ograve; asservirsi alla tecnica, in quanto strumento materiale, essendo essa il fine. Non pu&ograve; essere strumento del capitale, perché essa non &egrave; merce, e non si vende. Non deve corrompersi al servizio del potere politico, perché essa rifugge i lacci del servilismo, rappresentando, nella sua forma pura, la massima espressione di libert&agrave; dello spirito. Urge, oggi, una nuova ragione, sia filosofica che storica. La valorizzazione della totalit&agrave; e della globalit&agrave; dell&rsquo;uomo, muovono dal recupero del suo tempo storico come categoria ereditaria, come patrimonio di cui riappropriarsi. Ma se importa il riafferrare il tempo come eredit&agrave; del passato, bisogna al pari rafforzare le identit&agrave; territoriali, poiché la storia mondiale si produce a partire da quella locale. La coscienza dell&rsquo;appartenenza al territorio diventa appropriazione dell&rsquo;identit&agrave; culturale, ed al contempo vivo senso di partecipazione alla propria cittadinanza. Il passato &egrave;, perci&ograve;, eredit&agrave; culturale e valoriale, di cui riappropriarsi, attraverso la categoria del tempo storico, a partire da quella dello spazio territoriale nel quale si vive. Muovendo, cio&egrave;, dalla conoscenza consapevole delle dinamiche della storia locale. Ovviamente questo discorso va affrontato con seriet&agrave; e competenza, sia metodologica e didattica, che contenutistica, nelle aule scolastiche. Perché la Storia divenga una disciplina a forte spessore educativo, ed acquisisca la dignit&agrave; di sapere per categorie concettuali, in grado di modificare il pensiero, nel suo porsi a contatto con la realt&agrave;. Ma &egrave; possibile, oggi, il presente come storia? Dalla tesi di Alberto De Bernardi, docente di Storia contemporanea presso l&rsquo;Universit&agrave; di Bologna, che si occupa di problemi riguardanti la didattica, si evince che la preoccupazione maggiore degli studiosi riguarda, oggi, il modo di fare storia sugli argomenti della nostra contemporaneit&agrave;. La questione tocca in particolare il millennio che si &egrave; ormai chiuso. Terminando il ventesimo, comincia il ventunesimo secolo. Dunque &egrave; legittimo che gli storici si occupino del Novecento come categoria storiografica. Ma &egrave; complesso guardare al presente con il distacco necessario a garantire una &nbsp;qualche pur minima presunzione di veridicit&agrave;. La storia si distingue dalla cronaca, perché mentre quest&rsquo;ultima &egrave; pura narrazione dei fatti accaduti nel tempo della contemporaneit&agrave;, essa &egrave;, invece, memoria degli accadimenti del passato, lontani dallo sguardo dello studioso, sia nel tempo che nello spazio. Il presente, come categoria temporale, meglio si presta ad un&rsquo;analisi cronachistica di tipo descrittivo. Manca, difatti, la giusta distanza temporale, per permettere all&rsquo;osservatore di sedimentare le rilevanze morfologiche che lo caratterizzano. L&rsquo;insegnante di storia, infatti, suole presentare gli argomenti attraverso una sistematica strutturazione in blocchi logici significativi. A questo approccio didattico ben si prestano le metodologie modulari. Esse, smontando la disciplina nelle sue componenti logico-sintattiche, oltre che significativo-semantiche, consentono al docente di progettare percorsi programmati attraverso unit&agrave;, assolutamente indipendenti tra loro, sebbene sequenzialmente collegate. Ogni unit&agrave;, in quanto blocco significativo, esprime una rilevanza, cio&egrave; una tappa necessaria allo svolgimento della programmazione nel suo complesso, costituendo un&rsquo;area di sviluppo potenziale che l&rsquo;allievo pu&ograve; raggiungere, attraverso l&rsquo;istruzione in quel compito preciso, per l&rsquo;acquisizione dell&rsquo;abilit&agrave; prevista come obiettivo. Ovviamente l&rsquo;abilit&agrave; pragmatica matura anche attraverso l&rsquo;acquisizione di capacit&agrave; critiche del pensiero, che consentano al giovane di muoversi con destrezza nella realt&agrave; sua propria, utilizzando categorie interpretative, tipiche della lettura storiografica che ha esaminato nei suoi percorsi formativi. L&rsquo;insegnamento della storia ha, difatti, come sua precipua e diretta finalit&agrave;, quella di promuovere lo sviluppo del pensiero critico, e la formazione di abilit&agrave; sociali, oltre che di una coscienza civica che sia davvero libera, consapevole e matura. L&rsquo;attuale didattica della storia suole sottolineare il valore di queste unit&agrave; tematico-morfologiche, che esplicitano le rilevanze della disciplina predilette dal docente per la costituzione dei percorsi strutturali. Difatti, non si impartiscono informazioni, ma si tracciano percorsi progettuali di ricerca. La lezione &egrave; un cammino finalizzato all&rsquo;apprendimento significativo per scoperta. Per insegnare storia, bisogna saper fare storia. L&rsquo;argomento che si intende affrontare deve essere individuato proprio attraverso queste cosiddette rilevanze, che si evincono dall&rsquo;insieme dei fatti pi&ugrave; significativi, che caratterizzano un&rsquo;epoca, e che contribuiscono a sistematizzare la sua categorizzazione concettuale e sostanziale. Grazie a questo metodo di presentazione didattica, diventa facile determinare le pregnanze fondamentali di un periodo storico, definendole, come abitualmente si fa, con pochi termini essenziali. Queste rilevanze storiche che il docente propone ai giovani, per disegnare un percorso facilmente accessibile, che sia alla portata di tutti, costituiscono la morfologia strutturale della disciplina, cio&egrave; la sua fondazione epistemica. La storia &egrave;, infatti, scienza, perché la ricerca viene affrontata con tutti i metodi propri della investigazione, classificazione, selezione e categorizzazione delle fonti siano esse primarie o secondarie. Ma quanto pi&ugrave; ci si avvicina alla contemporaneit&agrave;, tanto pi&ugrave; l&rsquo;osservazione scientifica assume i connotati propri di una ricerca sociale, che utilizza i metodi delle scienze umane in senso lato, per appropriarsi di quelle memorie che costituiscono parte integrante della propria continuit&agrave; culturale, territoriale e locale, fino ad assumere la portata di un recupero delle personali radici familiari. E qui rientra il discorso dell&rsquo;educazione al senso storico, che travalica di gran lunga il valore della singola lezione fatta nell&rsquo;aula scolastica, perché abbraccia l&rsquo;intero uomo nella sua significativit&agrave; sostanziale di tempo e di spazio. Il problema che pone una ricostruzione storiografica che sia molto vicina, appunto, nel tempo e nello spazio, riguarda proprio il concetto di distanza mentale dai fatti che si vogliono rappresentare. Lo spessore culturale della storia non viene messo in discussione, ma gli accadimenti devono decantare. Lo storico deve poter praticare da essi il distacco teoretico. Perché le categorie concettuali vanno sedimentate. Deve cio&egrave; costruirsi, attorno ad una specifica interpretazione storica, la sua coscienza collettiva. Che equivale a pretendere, per ogni tesi, che questa venga accreditata dalla comunit&agrave; scientifica, per poter essere adottata come criterio comprovato e valido di interpretazione storiografica. &Egrave; proprio questa sedimentazione che viene a mancare quando un concetto non decanta nel tempo. La notevole mole numerica, e la variet&agrave; polimorfa delle fonti, che ci offre la contemporaneit&agrave;, prospetta l&rsquo;ulteriore problema legato alla loro conoscenza e selezione. &Egrave; pi&ugrave; semplice disporre di una fonte gi&agrave; accreditata, piuttosto che andarne alla ricerca. Purtuttavia, &egrave; proprio questo il compito pi&ugrave; arduo cui deve sottoporsi la professionalit&agrave; docente, se si vuole tracciare un percorso significativo che abbracci la post-modernit&agrave;. I giovani, infatti, si sentono pi&ugrave; coinvolti se vengono motivati allo studio di questioni attuali. Senza voler, con ci&ograve;, sminuire la portata epistemica degli eventi del passato. Si deve ricordare che la memoria delle esperienze pregresse costituisce un ottimo filtro interpretativo, e una chiave di lettura sempre valida per il presente. Quelle rilevanze che vanno oggi modificandosi, rispetto al passato, riguardano la gestione del potere e dei nazionalismi. Il nostro mondo non &egrave; privo di contraddizioni. Mentre procede, per un verso, alla globalizzazione che si attua con l&rsquo;abbattimento delle frontiere doganali e l&rsquo;unificazione monetaria, commerciale, linguistica e culturale, va poi intensificando il decentramento fiscale ed amministrativo, a livello regionale, nell&rsquo;ambito delle nazioni. Incentivando l&rsquo;iniziativa privata e la politica dei capitali e del consumo. L&rsquo;accentramento dei poteri nazionali va sempre pi&ugrave; scomparendo, mentre nell&rsquo;accettazione tollerante e pacifica delle alterit&agrave; e delle diversit&agrave; culturali, si vanno strutturando le identit&agrave; ideologiche e riemergono le idealit&agrave; nazionali. Ma la difesa dell&rsquo;appartenenza culturale allo spirito di una nazione, unitamente alla orgogliosa consapevolezza della propria origine in una ben nota territorialit&agrave;, non si fanno spregio dell&rsquo;accettazione del diverso. Le discriminazioni razziali, culturali ed economico-sociali, non hanno pi&ugrave; alcun senso. Scomparendo il legame con la territorialit&agrave; immediatamente percepibile, la distanza si &egrave; abbreviata a scapito della scomparsa fisica della realt&agrave;. Ciascuno, oggi, possiede le stesse identiche potenzialit&agrave;, navigando sulla rete. &Egrave; come avere in pugno il mondo. Un mondo dove, distrutte le gerarchie monocentriche, ogni punto della rete resta immediatamente collegato con altri infiniti punti del globo. Dove ogni nuovo nodo sequenziale pu&ograve; rappresentare il vertice di una differente gerarchia, per diventarne poi, a sua volta, la base. Ma annullando le distanze spaziali, l&rsquo;uomo rischia di compromettere seriamente il rapporto con la sua corporeit&agrave;, e con quella dell&rsquo;altro. La velocit&agrave;, insomma, a scapito della profondit&agrave;. Una miriade di stimoli virtuali, di informazioni sempre nuove in viaggio nella rete mondiale, smarriscono all&rsquo;uomo il senso della sua esistenza e del rapporto con i suoi simili. Qui andrebbe affrontato il discorso dell&rsquo;uso razionale e ragionato delle tecnologie. Apparentemente liberi, gli uomini potrebbero trovarsi minacciati da nemici virtuali, potentissimi, perché capaci di sconvolgere le coscienze e di strumentalizzarle. Il capitalismo del Novecento ha prodotto merci materiali e macchine di ausilio al lavoro dell&rsquo;uomo. Esso ha rappresentato l&rsquo;espressione pi&ugrave; forte del taylorismo e del fordismo. Il Socialismo ha lottato contro l&rsquo;alienazione del lavoro e la mercificazione strumentale. Oggi il pericolo &egrave; quello di un&rsquo;alienazione delle coscienze. La civilt&agrave; della globalizzazione produce idee. Sotto questo aspetto potrebbe apparire come la pi&ugrave; intellettuale delle societ&agrave;. Fino a quando le ideologie di chi lavora e ricerca metodicamente non verranno strumentalizzate dagli organi di potere, per ottenere il consenso, o finalizzate al mercato ed alla rapida e costante riconversione industriale. Viene da chiedersi, con terrore, se oggi ci siano ancora veri intellettuali, disposti a morire per le proprie idee. Penso, piuttosto, che a tener gonfio il portafogli importi molto a tutti. Anche a scapito della propria coscienza. Il prossimo Hitler potrebbe essere un terrorista informatico, un pirata, esperto programmatore di computer. La sua guerra sarebbe la pi&ugrave; subdola che esista. Ci vincerebbe tutti con un lavaggio del cervello, modificando le strutture gerarchiche del world-wide-web. Riconvertendo la produzione. Come a dire, pulendo il mondo a colpi di mouse. Altro che verdi!</p>
	<p>BIBLIOGRAFIA</p>
	<p>Finley, Problemi e metodi di storia antica, edizioni Laterza, Bari 1987</p>
	<p>G.Duby,&nbsp;Il sogno della storia, edizioni Garzanti, Parigi, 1986</p>
	<p>J.Le Goff, Il medioevo, edizioni Laterza, Bari, 1999</p>
	<p>L.Valle, Didattica modulare della storia, editore Armando, Roma,1998 </p>
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	<p>G.Galasso, Critica e documenti storici, editore Martano, Napoli, 1972 </p>
	<p>AA.VV., Concorsi a cattedre, edizioni Simone, Napoli, l999 </p>
	<p>A.De Bernardi, relazione universitaria &ldquo;Il presente come storia&rdquo;&nbsp;</p>
	<p>Testo pubblicato on line sul sito la Filosofia e i suoi Eroi di Diego Fusaro alla sezione <a href="http://www.filosofico.net/fileducazione.htm" target="_self" title="pedagogia">Pedagogia</a>.&nbsp;</p>
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